Gratteri e la campagna referendaria, tra anatemi e procedimenti disciplinari
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Redazione Interno
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La campagna per il referendum sulla giustizia, che si terrà a metà marzo, ha raggiunto livelli di tensione così elevati da coinvolgere ormai non solo la politica, ma anche le alte cariche dello Stato e, al suo interno, la magistratura stessa. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, noto per il suo impegno storico nella lotta alla 'ndrangheta, è finito al centro di una bufera mediatica e istituzionale a seguito di alcune dichiarazioni rilasciate in un'intervista al Corriere della Calabria. In quell'occasione, il magistrato, schierandosi apertamente per il fronte del no, aveva operato una distinzione netta e, per molti, inaccettabile: da una parte, a suo dire, ci sarebbero state “le persone perbene” pronte a votare no, mentre dall'altra, a sostenere il sì, si sarebbero schierati “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere” -3-7.
La reazione del governo e l'apertura di una pratica al Csm
Quelle parole hanno immediatamente innescato una reazione durissima da parte della coalizione di governo e non solo. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha dichiarato pubblicamente di essere “basito” di fronte a una uscita che, a suo giudizio, finiva per “offendere milioni di cittadini” e alzare pericolosamente i toni del confronto politico -1-3. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non ha nascosto il suo “sconcerto”, arrivando a domandarsi, con una punta di polemica, se i test psico-attitudinali che si vogliono introdurre per l'accesso alla magistratura non debbano forse essere previsti anche per coloro che sono al termine della loro carriera -1-7. Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, ha parlato senza mezzi termini di un “inaccettabile attacco alla libertà”, sottolineando come “minacciare e aggredire chi la pensa in maniera diversa” rappresenti un atteggiamento antidemocratico -1-7. A questa pioggia di critiche si è aggiunta l'iniziativa del consigliere laico del Csm, Enrico Aimi, che ha annunciato la proposta di aprire una pratica per valutare le esternazioni del procuratore, con particolare attenzione a quel principio di equilibrio e moderazione che dovrebbe caratterizzare l'operato di un magistrato, specialmente se a capo di una procura -5-7.
Di fronte alla bufera, Gratteri ha tentato un parziale ridimensionamento, lamentando che le sue affermazioni fossero state “strumentalizzate e parcellizzate”. In una successiva precisazione, ha spiegato di aver inteso riferirsi non a tutti i votanti per il sì, ma esclusivamente a “coloro a cui questo sistema conviene”, ribadendo però, in serata durante una trasmissione televisiva, che non sarebbero stati certo “gli attacchi o le minacce di procedimenti disciplinari” a farlo tacere -5-7.
La spaccatura tra i magistrati e il silenzio del fronte del no
L'aspetto forse più significativo della vicenda, al di là delle prevedibili reazioni politiche, riguarda la spaccatura che le parole di Gratteri hanno provocato all'interno della magistratura stessa. Oltre sessanta magistrati, provenienti da diversi tribunali italiani e schierati per il sì, hanno firmato un comunicato durissimo per prendere le distanze dal collega -4-9. Nella nota, i firmatari hanno espresso il loro sconcerto per una lectio magistralis che assegna “patenti di onestà” in base al voto e si sono scusati con quei cittadini che si sono sentiti “oltraggiati” da quelle affermazioni. “La cultura della giurisdizione”, si legge nel documento, “è per noi comandamento di vita e non vuoto slogan da fiera”, concludendo con una provocazione rivolta proprio a Gratteri: “Ci indaghi tutti, signor procuratore” -4. A queste voci si è unito anche il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, che pur esprimendo stima per l'impegno antimafia del magistrato, ha parlato di una caduta nella “peggiore forma di demagogia” -4.
Parallelamente, sono arrivate le critiche di eminenti giuristi come Augusto Barbera, ex presidente della Corte costituzionale, il quale ha definito il tono usato da Gratteri come qualcosa che “potrebbe essere anche ai limiti dell'eversione”, accusandolo di aver tentato di dividere il elettorale in categorie contrapposte, un modo “rozzo di fare battaglia politica” che, se messo in atto da un qualunque cittadino, sarebbe già di per sé “disdicevole” -6. In questo clima incandescente, l'Unione delle camere penali ha parlato di insulti, non di semplici opinioni, mentre il fronte del no, inclusa l'Associazione nazionale magistrati e gran parte del centrosinistra, è rimasto per lo più in silenzio, un atteggiamento che alcuni osservatori hanno giudicato quantomeno sorprendente di fronte a dichiarazioni che molti hanno percepito come una delegittimazione di una parte consistente dell'elettorato -3-9.
description: Le dichiarazioni del procuratore Gratteri sul referendum incendiano il dibattito. Dura reazione del governo, aperta una pratica al Csm e spaccatura tra i magistrati.




