Il manga aveva previsto tutto: l'Olanda spreca, il Giappone pareggia all'89esimo
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Redazione Sport
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C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi statistica il pareggio per 2-2 tra Giappone e Olanda, quella di un’intera panchina nipponica che invade il prato del Cowboys Stadium all’89esimo minuto, travolta dall’emozione per il gol del definitivo pareggio firmato da Daichi Kamada. Non è soltanto l’esultanza per un punto conquistato contro una delle Nazionali più talentuose d’Europa, ma in qualche modo la celebrazione di un’idea, di una cultura calcistica e di un sistema che continua a crescere indipendentemente dai nomi presenti o assenti in campo.
Da Tokyo, dove la Federcalcio è impegnata a selezionare i talenti per il futuro, arriva la conferma che la sfida contro gli Orange ha riacceso un ricordo lontano: quello della celebre "Netherlands Arc" del manga "Holly e Benji", dove i due eroi cartacei prevedevano, già nel lontano 2001, un risultato identico in un’amichevole immaginaria.
La doppia rimonta che vale un punto pesante
La partita, valida per la prima giornata del Gruppo F, ha faticato a decollare nel primo tempo, chiuso a reti inviolate nonostante i tentativi di Donyell Malen, puntualmente neutralizzati dal portiere del Parma Zion Suzuki, e qualche timida fiammata giapponese con Keito Nakamura e Ayase Ueda.
È nella ripresa, però, che lo spettacolo si è acceso: al 51’ la stazza di Virgil van Dijk si è fatta sentire sugli sviluppi di un calcio da fermo, con il capitano che ha infilato di testa il pallone dove Suzuki non poteva arrivare, sfruttando un cross al bacio di Ryan Gravenberch. La gioia orange, tuttavia, è durata lo spazio di sei minuti: al 57’ Nakamura ha raccolto un pallone al limite e, con un destro secco che ha beffato Verbruggen, ha riportato il match in equilibrio.
L’Olanda, però, non sembrava voler rinunciare ai tre punti, e al 64’ Crysencio Summerville ha confezionato la giocata più pregevole della serata: l’ala, ex obiettivo della Roma, si è accentrata dalla destra e ha lasciato partire un sinistro a giro che si è insaccato all’incrocio dei pali, firmando il 2-1 e riportando avanti i suoi.
A quel punto, la gestione del match da parte del tecnico Ronald Koeman è apparsa quantomeno rinunciataria: i cambi, con l’ingresso di Memphis Depay e Teun Koopmeiners, hanno di fatto abbassato il baricentro, invitando i samurai blu a gettarsi in avanti senza timori. La difesa olandese, impeccabile per larghi tratti, ha ceduto solo allo scadere: un calcio d’angolo battuto da Junya Ito, il colpo di testa di Koki Ogawa e la fortunosa – quanto decisiva – deviazione finale di Kamada, che ha siglato il 2-2 e gelato il pubblico di Dallas.
I top e i flop di un’altalena emozionale
Tra i migliori in campo spicca sicuramente Ryan Gravenberch, il centrocampista del Liverpool che ha dimostrato una visione di gioco superiore sfornando due assist pesantissimi, risultando il vero motore della manovra orange. Dalla parte nipponica, oltre al bomber Nakamura, va menzionata la prova di carattere di Daichi Kamada, che a dispetto di una prestazione non eccelsa a centrocampo, si è trovato al posto giusto nel momento giusto per deviare in rete l’ultimo assalto.
Sul fronte opposto, i flop pesano soprattutto sulla retroguardia olandese: Bart Verbruggen è apparso insicuro in occasione del primo gol, ma la difesa nel suo complesso ha commesso l’imperdonabile errore di abbassare il livello di concentrazione nei minuti di recupero. Tra i meno brillanti, infine, Cody Gakpo non è riuscito a incidere come ci si aspetterebbe da lui, mentre le scelte di Koeman, che ha tolto i giocatori più freschi quando il risultato era ancora in bilico, sono apparse conservative e hanno finito col penalizzare la squadra.
Un segnale al resto del mondiale
Per il Giappone, privo di alcuni dei suoi migliori interpreti, questo pareggio rappresenta un’iniezione di fiducia fondamentale in un girone che si preannuncia equilibratissimo. La nazionale di Hajime Moriyasu ha dimostrato di possedere quella resilienza tipica del calcio nipponico, la capacità di non crollare mai psicologicamente anche quando il punteggio è sfavorevole.
Per l’Olanda, invece, il pari di Dallas è un’occasione sprecata: arrivare a un mondiale con l’etichetta di favorita e farsi rimontare due volte, soprattutto nell’esordio, è un campanello d’allarme che Ronald Koeman dovrà presto silenziare. La rincorsa alla qualificazione, ora, passa da un’immediata prova di forza contro la Svezia, mentre i samurai blu sognano già l’impresa.




