Polemina sul referendum della giustizia: Pd e Comitato chiedono chiarimenti a Valditara su progetti nelle scuole
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Redazione Interno
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Scoppia una dura polemica sull'utilizzo degli istituti scolastici durante la campagna per il referendum sulla giustizia, con il Partito democratico e il Comitato Giusto Dire No che chiedono conto al ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara di un progetto didattico promosso in Calabria. Secondo le accuse, l'iniziativa conterrebbe, al suo interno, riferimenti espliciti a sostegno del "Sì" alla consultazione, finendo così per trasformare le aule in un terreno di propaganda che sembrerebbe eludere il principio del contraddittorio. Al centro delle contestazioni, che hanno sollevato non poche perplessità, c'è il progetto "Il diritto di avere diritti", promosso dall'Unione delle Camere Penali di Catanzaro nell'ambito di una convenzione nazionale con il Ministero dell'Istruzione.
La denuncia dell'Anm e la circolare "dimenticata"
A lanciare l'allarme è stata l'Associazione nazionale magistrati di Catanzaro, la quale ha denunciato un tentativo di "indottrinare i ragazzi senza confronto". La questione, come sottolineano i contestatori, appare in stridente contrasto con la circolare che lo stesso ministro Valditara aveva emanato a novembre, imponendo la "par condicio" e il contraddittorio negli eventi organizzati nelle scuole quando i temi trattati siano di rilevanza politica o sociale. Una disposizione che, stando alle accuse, viene puntualmente applicata per dibattiti su certi argomenti, come quello relativo alla Global Flotilla, ma che sembrerebbe essere stata ignorata quando si tratta di iniziative che veicolano, più o meno esplicitamente, una posizione a favore della riforma giudiziaria.
Il concorso per studenti e le ombre sulla neutralità
Nel mirino dei critici è finito, nello specifico, il concorso per studenti dal Titolo "Separazione delle carriere e giustizia: tutela dei diritti e imparzialità del giudice", inserito nel suddetto progetto e rivolto agli alunni di un istituto superiore per la stesura di un testo scritto. L'iniziativa, promossa in collaborazione con l'Osservatorio del Ministero dell'Istruzione e del Merito e l'Osservatorio Giovani, prevede che i migliori elaborati vengano pubblicati sul sito della Camera Penale di Catanzara, co-organizzatrice dell'evento. Una dinamica che, secondo il Pd e il Comitato, solleva fondati dubbi sulla neutralità dell'azione ministeriale e sulla liceità di un simile coinvolgimento della scuola pubblica in una campagna referendaria così polarizzante.
La richiesta di chiarimenti e le implicazioni
«Ci aspettiamo un chiarimento dal ministero», ha dichiarato Enrico Grosso, presidente onorario del Comitato Giusto Dire No, aggiungendo che, se confermata, la vicenda configurerebbe «un uso proprietario della scuola pubblica, che metterebbe in discussione le regole democratiche». La protesta punta il dito non solo sul contenuto del progetto, ma sull'apparente contraddizione tra le direttive ufficiali del Miur e la loro applicazione concreta, in un momento politico delicato dove il confine tra educazione civile e influenza indebita appare labile. La questione, dunque, oltre a investire il merito del referendum, chiama in causa il ruolo delle istituzioni scolastiche e il dovere di garantire uno spazio formativo libero da condizionamenti, soprattutto quando sono in gioco temi sui quali la società è chiamata a esprimersi direttamente alle urne.




