Il paradosso dei mercati: rally selvaggio tra utili da record e timori di inflazione
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Redazione Economia
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Quando il Nasdaq aggiorna i massimi storici mettendo a segno un balzo di 6.000 punti in poco più di un mese – una progressione che, in un contesto normale, richiederebbe quasi un anno intero per essere assorbita – è lecito chiedersi se la locomotiva americana stia correndo troppo forte per i binari a disposizione. Questo, in estrema sintesi, lo scenario che Joseph Gasperoni descrive nell’ultimo punto della settimana in borsa, dove l’asticella della volatilità si è alzata fino a toccare quota 28.900 punti. A trascinare tutto questo denaro fresco, letteralmente a fiumi nell’asset class azionaria, ci hanno pensato da sole le Big Tech, con Apple che viaggia ai massimi e AMD letteralmente “esplosa” dopo la pubblicazione dei conti trimestrali; eppure, se si guarda con attenzione il comportamento dell’S&P 500, si nota una crepa nel muro rialzista.
Il momento della verità per l’S&P 500 e il Dow Jones
Se il Nasdaq sembra viaggiare su un tappeto volante fatto di algoritmi e hype tecnologico, lo S&P 500 e il Dow Jones iniziano a mostrare un’evidente perdita di intensità nel loro slancio. L’indice ampio di Wall Street, che si muove su livelli storicamente elevati, ha recentemente raggiunto un’area tecnica delicata, quella vicina ai 7.385 punti; è qui che il mercato ha iniziato a manifestare un’indecisione palpabile, quasi come se avesse bisogno di riprendere fiato dopo una folle corsa. La chiusura sotto la soglia dei 7.350 punti non è un dettaglio trascurabile, anzi, rappresenta un primo segnale di rallentamento che potrebbe agevolare l’avvio di una fase di consolidamento. Se tale fase dovesse concretizzarsi, il prossimo supporto da osservare con attenzione sarebbe quello situato al livello annuale dei 7.220,16 punti. In altre parole, la musica rimane allegra, ma qualcuno ha iniziato ad abbassare il volume.
Perché l’intelligenza artificiale sta vincendo la guerra contro la geopolitica
Ci si chiede, legittimamente, come sia possibile che un’escalation bellica in Medio Oriente o l’ombra di una nuova guerra in Iran non scalfiscano più di tanto la fiducia degli investitori. La risposta, secondo gli analisti che muovono i pezzi sul grande scacchiere finanziario, è sorprendentemente semplice: il mercato guarda avanti, superando con indifferenza la cronaca quotidiana dei conflitti. A differenza di molti economisti (i quali continuano a dipingere scenari “Orso” basati sulle tensioni geopolitiche e sul rischio di un’inflazione in forte rialzo), i listini azionari e persino il mercato dei Treasury bond – solitamente molto sensibili a una prevista stretta creditizia – non scontano affatto una recessione imminente. Anzi, sembrano scommettere su una resilienza dell’economia che molti definivano impossibile.
A fornire la benzina per questo motore fuori controllo sono gli utili societari, spesso rivisti al rialzo e trainati in modo massiccio dall’intelligenza artificiale. La forza di questo comparto, che ormai rappresenta circa un terzo della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500, contribuisce in maniera determinante alla crescita totale degli utili attesi per il trimestre e per l’anno in corso. Nonostante i conflitti prolungati – e le evidenti ripercussioni sui prezzi delle materie prime – l’entusiasmo degli investitori non accenna a scemare, alimentato dalla certezza che l’AI non sia solo una moda passeggera, ma una rivoluzione produttiva in grado di generare ricavi tangibili e concreti.
L’eccezionale corsa di un mese da manuale
Per avere un quadro completo della situazione, basti guardare il quadro temporale ristretto dell’ultimo mese: aprile ha regalato agli investitori una performance che difficilmente si dimenticherà. L’indice azionario globale, calcolato in euro, ha registrato un incremento superiore all’8%, un dato che, da solo, racconta meglio di mille parole la voracità con cui il mercato sta assorbendo qualsiasi notizia. Siamo, di fatto, di fronte a uno dei mercati più “folli” e reattivi degli ultimi anni, dove il denaro sembra non avere paura né della bolla algoritmica né delle sirene della recessione. I numeri sono shock, certo, ma finché i conti economici delle big tech continueranno a sorprendere al rialzo, è probabile che lo spettacolo della borsa sia destinato a continuare, seppur con qualche necessaria pausa di respiro.




