L'ambasciata russa a Roma: "Repubblica e Stampa, megafoni antirussi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La prospettiva di una cessione del gruppo editoriale Gedi, editore storico di testate come La Repubblica e La Stampa, ha provocato un intervento diretto dell'ambasciata russa in Italia, la quale, attraverso i propri canali ufficiali sui social network, ha rilasciato dichiarazioni di forte condanna verso il lavoro giornalistico svolto dai due quotidiani. L'ambasciata, infatti, ha espresso il proprio auspicio affinché, con l'eventuale arrivo di nuovi proprietari, le due testate possano “fare ritorno alla tradizione che è propria del giornalismo professionale”, sostenendo, al contempo, che fino a questo momento esse sarebbero state invece “megafoni di una sfrenata propaganda antirussa”. L’attacco, formulato con un linguaggio che non lascia spazio ad ambiguità, rientra in una lunga serie di tensioni diplomatiche e mediatiche, benché poche volte la rappresentanza diplomatica di un Paese terzo sia scesa in campo con toni così netti sul futuro proprietario di testate giornalistiche italiane.

I toni del commento ufficiale

Il nucleo dell'accusa, pubblicato prima su Telegram e poi riproposto su Facebook, non si limita a una critica generica sulla linea editoriale, ma tocca anche la figura dei giornalisti. Secondo la nota diplomatica, i cronisti delle due testate “hanno fatto di tutto per compiacere i proprietari delle rispettive testate, appartenenti ai vertici liberal-globalisti”, un comportamento che, tuttavia, “non è bastato a salvarli” dal processo di vendita in corso. La rappresentanza russa, nel tracciare un giudizio fortemente negativo sull'operato recente dei quotidiani, ha anche rimarcato una presunta frattura con il passato, affermando che La Repubblica e La Stampa avrebbero “rinunciato, di fatto, a quelle radici, a quella storia grazie a cui, un tempo, erano stati i simboli del libero giornalismo italiano”. Una critica, questa, che mira a delegittimarne l'attuale identità, dipingendola come una deviazione dai principi fondativi.

La replica senza indugi del quotidiano romano

Alla presa di posizione dell'ambasciata, La Repubblica ha risposto prontamente attraverso le proprie pagine, ribattendo alle accuse con una dichiarazione altrettanto netta. La risposta del giornale, che ha definito la propaganda russa come “una colonna sonora che non si interrompe mai”, ha puntato il dito contro il sistema di informazione controllato dallo Stato russo, osservando come “da loro il giornalismo libero è una chimera”. Questo scambio, se da un lato conferma la profondità del solco che si è creato sui temi della politica internazionale e, in particolare, sul conflitto in Ucraina, dall'altro mette in luce quanto il dibattito sull'informazione e sulle sue libertà sia divenuto un terreno di scontro geopolitico diretto, che travalica i confini nazionali e coinvolge attori istituzionali in modi inediti.

Un contesto di relazioni già tese

L'episodio non costituisce un caso isolato, ma si inserisce in un quadro di rapporti già complessi tra la rappresentanza diplomatica russa e una parte significativa della stampa italiana, rapporti che si sono ulteriormente deteriorati a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina e delle posizioni assunte da molti media nazionali. La decisione di commentare pubblicamente una questione interna come un cambio di proprietà editoriale segnala, da parte russa, la volontà di influenzare il discorso pubblico e di marcare una netta linea di demarcazione tra quelle che considera fonti ostili e potenziali alleate. La vicenda, peraltro, arriva in un momento di ridefinizione degli assetti proprietari nel settore dell'informazione italiana, un processo che, come dimostrato, attira l'attenzione e gli interessi di attori internazionali, i quali non esitano a esprimere pubblicamente le proprie valutazioni e i propri desiderata sulla futura direzione dei giornali.

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