Lorenzo Bonicelli racconta i giorni dopo la caduta di Essen: "La sera è dura"
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Redazione Sport
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Il ricordo di quel momento, che ha segnato uno spartiacque netto nella sua vita, è nitido e al contempo frammentato, come un film di cui si conservano immagini potenti ma il cui sonoro è andato perduto. Lorenzo Bonicelli, il ginnasta italiano di 23 anni, parla ora delle condizioni seguite all'incidente occorsogli lo scorso 23 luglio alle Universiadi di Essen, dove una caduta nel triplo salto mortale in uscita dagli anelli gli procurò un trauma distorsivo cervicale con sublussazione della quinta vertebra. Quell'evento, che determinò l'immediata immobilità e il successivo coma farmacologico, ha impresso una svolta radicale a un'esistenza che, fino a un attimo prima, ruotava attorno alla dinamicità più assoluta dello sport d'élite.
Il peso del perché e la routine della riabilitazione
"Mi chiedo sempre il perché di quell'errore", ammette Bonicelli, consapevole che una risposta definitiva, forse, non arriverà mai. La sua giornata, ora, è un mosaico preciso di terapie e appuntamenti, scandito da una disciplina che ricorda, per rigore, quella dell'allenamento in palestra ma con obiettivi profondamente diversi. L'appuntamento per il racconto è alle 16, l'orario in cui riesce a ritagliare uno spazio tra le sessioni fisioterapiche e le sedute con la psicologa, prima di dedicarsi alle procedure serali che comprendono l'allettamento e l'elettrostimolazione. Un percorso che si svolge all'interno dell'Unità Spinale Unipolare dell'Ospedale Niguarda, sotto la direzione del dottor Michele Spinelli, dove è seguito insieme alla costante presenza dei genitori, Vania e Simone.
Un mix di emozioni e lo sguardo in avanti
Lo stato d'animo che descrive è, per sua stessa definizione, un amalgama complesso in cui convivono rabbia, tristezza e paura, sentimenti ai quali non si sottrae ma che cerca di fronteggiare provando a "pensare positivo". Quella della sera, confessa, è la fase più dura, quando il silenzio e la staticità amplificano il confronto con una realtà mutata. Ciononostante, nel suo parlare affiora anche la parola "futuro", segno di una tenacia che non si è spenta e che anzi cerca, faticosamente, di tracciare una nuova rotta. La sua storia, che ha profondamente colpito il mondo sportivo e non solo, è diventata un esempio di resistenza umana, sebbene il prezzo da pagare sia altissimo e il cammino sia ancora tutto in salita.
Il contesto sportivo e il percorso giudiziario
L'incidente, avvenuto nel corso di una manifestazione internazionale di rilievo come le Universiadi, ha inevitabilmente riacceso i riflettori sui protocolli di sicurezza nella ginnastica artistica, uno sport dove il confine tra gesto estremo e rischio è sottilissimo. Parallelamente, come spesso accade in casi di tale gravità, le autorità competenti hanno avviato le dovute indagini per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, esaminando ogni aspetto tecnico e ambientale che possa aver contribuito all'accaduto. Questo processo, condotto con la necessaria accuratezza, mira a far luce su responsabilità tecniche o organizzative, seguendo un iter giudiziario che procede senza clamori ma con il rigore che la situazione richiede.




