Meloni al referendum: «Vado a votare ma non ritiro la scheda». Scoppia la polemica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha scelto una via inedita per partecipare ai referendum dell’8 e 9 giugno su lavoro e cittadinanza: «Vado a votare, ma non ritiro la scheda. È un’opzione». Una dichiarazione rilasciata durante le celebrazioni del 2 giugno, che ha immediatamente scatenato reazioni accese tra le opposizioni, mentre solleva interrogativi pratici e politici.

Secondo le istruzioni del ministero dell’Interno, infatti, l’elettore che si presenta al seggio senza ritirare la scheda non è considerato votante. Un dettaglio cruciale, poiché il quorum – fissato alla maggioranza degli aventi diritto – resta uno degli ostacoli principali per la validità dei quesiti. Se Meloni, pur recandosi alle urne, non prenderà la scheda, il suo gesto non conterà ai fini del raggiungimento della soglia necessaria.

Le critiche dell’opposizione sono arrivate senza esitazione. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha definito «vergognoso» che un presidente del Consiglio lanci un simile messaggio proprio nel giorno della Festa della Repubblica. «Indigna ma non stupisce», ha aggiunto, sottolineando come la scelta di Meloni appaia un invito implicito all’astensionismo. Dal Partito Democratico, il segretario Andrea Orlando e il capogruppo alla Camera, Debora Serracchiani, hanno parlato di una «presa in giro» verso gli elettori, mentre Riccardo Magi di +Europa ha bollato la dichiarazione come «furba ma falsa».

Ma cosa comporta, tecnicamente, la decisione annunciata da Meloni? Presentarsi al seggio senza ritirare la scheda equivale a un voto nullo, ma con una differenza sostanziale: non viene registrato come partecipazione al referendum. Un gesto che, se emulato da molti, potrebbe incidere sul quorum senza però influenzare l’esito dei quesiti.

I referendum in questione – due promossi dalla Cgil sul lavoro e tre da associazioni e partiti di centrosinistra sulla cittadinanza – sono già al centro di un dibattito polarizzato. La scelta di Meloni, evitando di schierarsi apertamente, lascia intendere una strategia volta a depotenziarne l’impatto, senza però assumersi la responsabilità di un esplicito boicottaggio.

Resta da vedere se questa linea, definita da alcuni «ambiguamente calcolatrice», troverà seguito tra gli elettori di centrodestra o se, al contrario, finirà per alimentare ulteriori polemiche. Intanto, le opposizioni continuano a chiedere chiarezza: «Se non vuole votare, lo dica apertamente», ha sintetizzato Elly Schlein, accusando la premier di «mancanza di coraggio».

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