Schianto in tangenziale a Milano, muore Armando Perotti: la sua auto contro un tir in sosta
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Redazione Interno
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La domenica mattina, quando il traffico è solitamente più fluido e le corse verso il primo sole di aprile sembrano quasi un rito, il tratto della Tangenziale Ovest di Milano compreso tra Corsico e Assago è stato teatro di un dramma consumato in pochi, interminabili secondi. È accaduto verso le 6.30, un orario in cui la luce è ancora quella incerta dell’alba, quando un’auto ha improvvisamente deviato la sua traiettoria – forse per un malore, forse per un colpo di sonno, cause queste ancora al vaglio degli inquirenti – andando a infilarsi sotto la mole ferma di un tir. A perdere la vita in questo violento impatto è stato Armando Perotti, un uomo di 66 anni originario di Morfasso, nell’entroterra piacentino, ma residente da tempo nel Varesotto. La sua vettura, una utilitaria di colore grigio, si è letteralmente accartocciata contro il mezzo pesante, che in quel momento sostava regolarmente in una piazzola di sosta, lasciando all’uomo, incastrato tra le lamiere, nessuna possibilità di scampo.
I soccorsi e l’unica sopravvissuta: la cagnolina Milly
La chiamata ai numeri di emergenza è scattata immediatamente, probabilmente da parte di qualche automobilista di passaggio che ha assistito alla scena. Sul luogo del sinistro, all’altezza del km 17+500 della A50, sono accorsi i mezzi dei vigili del fuoco del comando di via Messina – due automezzi specializzati – insieme ai sanitari del 118 e agli agenti della Polizia Stradale. I pompieri hanno dovuto lavorare a lungo con le cesoie idrauliche per estrarre la salma dalle lamiere contorte, un’operazione resa complessa dalla violenza dello schianto che aveva compresso l’abitacolo. Per il conducente, purtroppo, i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Tra la devastazione dell’impatto, a salvarsi è stata invece Milly, la sua cagnolina che viaggiava con lui. L’animale, visibilmente spaventato e disorientato, è stato preso in cura da un’ambulanza veterinaria intervenuta sul posto. Accolta in una clinica per gli accertamenti del caso, la piccola è risultata fisicamente illesa e, in attesa che i familiari della vittima possano venire a prenderla, è stata temporaneamente affidata alle cure del personale sanitario che ne ha garantito l’ospitalità.
L’incertezza sulla dinamica e i rilievi della Stradale
Sul punto preciso dello schianto, gli inquirenti stanno cercando di ricostruire gli ultimi istanti di vita di Perotti. Quello che appare chiaro dalle prime evidenze – come riportano le agenzie di stampa e le cronache locali – è che non si è trattato di un tamponamento classico, bensì di una deviazione improvvisa e fatale. L’uomo stava procedendo in direzione Bologna quando, per cause ancora tutte da accertare, ha perso il controllo del mezzo. Tra le ipotesi più accreditate, gli investigatori stanno valutando la possibilità che il 66enne sia stato colto da un malore improvviso, magari mentre era alla guida, un evento che gli avrebbe impedito di mantenere la traiettoria o anche solo di azionare i freni. Non si esclude, ovviamente, un abbassamento dei riflessi dovuto alla stanchezza, tipico di chi viaggia in quelle ore. La Polizia Stradale ha effettuato i rilievi di rito, acquisendo le tracce della frenata e le posizioni esatte dei veicoli, elementi che saranno fondamentali per la relazione tecnica finale. Il traffico, come spesso accade in questi casi, ha subito forti rallentamenti nel tratto interessato, con code che si sono formate a ridosso del sinistro mentre gli operatori lavoravano per la messa in sicurezza dell’area.
Un uomo che lascia un vuoto tra Piacenza e il Varesotto
La notizia della morte di Armando Perotti ha fatto presto il giro delle comunità locali, destando profondo cordoglio. Originario di Morfasso, un piccolo comune dell’alta Val Nure, l’uomo aveva costruito la sua vita altrove, trasferendosi nel Varesotto per motivi di lavoro o familiari, circostanze queste che non sono state ancora dettagliate. Era un uomo del 1960, quindi della generazione di chi si è trovato a vivere i profondi cambiamenti del Paese tra il boom economico e la modernità. Quel che resta, oltre al dolore dei parenti che dovranno ora organizzare il triste rientro per il riconoscimento e le esequie, è l’interrogativo su cosa possa accadere nella mente o nel di un guidatore in quei secondi fatali. Il fatto che il tir fosse fermo – dunque non in movimento – rende l’incidente ancora più anomalo e tragico, perché toglie quasi ogni alibi alla velocità o alla distrazione, lasciando spazio solo all’imponderabile di un malore o alla fragilità umana di un attimo di sonno. La magistratura, come da prassi, ha aperto un fascicolo per omicidio stradale (al momento contro ignoti) per accertare eventuali responsabilità, anche se la dinamica sembra indirizzarsi verso una fatalità. Nel frattempo, Milly aspetta in clinica: il suo compagno umano non tornerà più, ma la sua sopravvivenza offre una piccola, flebile speranza di continuità nel bel mezzo della disgrazia.




