Dodgers campioni ancora, un trionfo costruito nell'undicesima inning
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Redazione Sport
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La notte di Toronto, che aveva il sapore di una festa nazionale interrotta sul più bello, si è conclusa con il bagliore del fuoricampo decisivo di Will Smith, un lampo che ha siglato il punto del definitivo sorpasso e ha consegnato ai Los Angeles Dodgers il loro nono titolo, il secondo consecutivo, in una delle World Series più belle e combattute che la memoria recente possa ricordare. Quella che si è chiusa con un perentorio 5-4 all'undicesima ripresa non è stata semplicemente una partita, bensì un'epopea sportiva condensata in poche, estenuanti ore di gioco, dove il destino dei Blue Jays, dopo essere stati avanti per gran parte della sfida con un rassicurante 3-0 e poi un 4-2, è svanito nel giro di due manche, trasformando una vittoria quasi certa in una sconfitta che peserà a lungo nella storia della franchigia canadese.
Il lungo addio di un sogno canadese
Proprio quando l’entusiasmo del Rogers Centre, carico di un’intera nazione pronta a celebrare, sembrava dover esplodere in un tripudio liberatorio, l’intervento di Rojas nel nono inning, un fuoricampo arrivato a due out dalla fine, ha rianimato le speranze dei Dodgers, rimandando tutto agli extra inning e preparando il terreno per l’atto finale. In quell’undicesima ripresa, poi, Smith ha completato l’opera con la sua home run, un colpo secco che ha ribaltato le sorti dell’incontro e ha consegnato alla squadra californiana un successo che sa di leggenda, frutto di una tenacia e di una capacità di lottare fino all’ultimo respiro che pochi altri club possono vantare.
Una macchina da titoli che non conosce sosta
Quello che i Dodgers stanno costruendo, sotto la guida di Dave Roberts, va ben oltre la vittoria di un singolo trofeo; rappresenta l’affermazione di un modello, spesso definito una fabbrica perfetta del baseball moderno, che unisce investimenti importanti a una sviluppo dei talenti meticoloso e a un’attenzione per l’aspetto umano che pochi riescono a eguagliare. La loro capacità di vincere, e di farlo in modo ripetuto, non è un caso isolato ma il risultato di una pianificazione che, partendo dal roster e arrivando all’organizzazione nel suo complesso, ha permesso alla franchigia di stabilire una dinastia contemporanea nel panorama della Major League.
L'atto di successione di una squadra senza pari
Il 5-4 finale, un punteggio che racconta di una lotta senza esclusione di colpi, è molto più di una semplice vittoria; è un atto di successione che consolida la loro egemonia. Mentre Yoshinobu Yamamoto, scelto come MVP delle finali, e i suoi compagni sollevavano il trofeo, si chiudeva un capitolo e se ne apriva un altro, quello di un club che non si accontenta e che ha dimostrato, ancora una volta, di saper performare sotto la pressione più intensa, trasformando una partita persa in un trionfo memorabile, il nono da appendere in bacheca.




