Falso in bilancio, il processo a De Laurentiis rischia di tornare davanti al gup
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Redazione Sport
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Aurelio De Laurentiis, il patron che da anni guida le sorti del Napoli tra scudetti e strategie di mercato talvolta controcorrente, potrebbe presto ritrovarsi a fare i conti con una ripresa del procedimento penale da capo, o quasi. L’udienza che si è tenuta oggi dinanzi ai giudici della nona sezione collegiale del Tribunale di Roma ha infatti aperto uno scenario inatteso: quello di un possibile ritorno della vicenda davanti al giudice dell’udienza preliminare (il gup), un passo indietro procedurale che rinvierebbe di mesi, se non di più, l’eventuale inizio del dibattimento. Al centro della contestazione, lo ricordiamo, ci sono le accuse di falso in bilancio relative alle annate 2019, 2020 e 2021, con un focus particolare sulle operazioni che portarono Victor Osimhen e Kostas Manolas a vestire la maglia azzurra.
L’eccezione della difesa che ha bloccato tutto
Nel corso della prima udienza, quella che avrebbe dovuto dare il via al processo vero e proprio, gli avvocati del club hanno sollevato un’eccezione di nullità assoluta. L’oggetto del contendere, per la precisione, è il decreto che lo scorso 20 novembre aveva disposto il giudizio, un provvedimento che – a detta della difesa – sarebbe stato affetto da un vizio insanabile: la mancata notifica regolare agli imputati. Se questa tesi venisse accolta, non solo il decreto finirebbe nel nulla, ma cadrebbero anche tutti gli atti successivi, compresa l’impostazione stessa del processo. Un meccanismo, questo, che costringerebbe il tribunale a riavvolgere il nastro e a rinviare le carte al gup, il quale dovrebbe nuovamente pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio.
I tre imputati e il peso delle plusvalenze
Non è solo De Laurentiis a sedere – simbolicamente, per ora – sul banco degli imputati. Insieme a lui, il procedimento ha coinvolto il suo braccio destro Andrea Chiavelli, figura chiave nella gestione amministrativa del sodalizio partenopeo, e la stessa SSC Napoli in qualità di persona giuridica. Le accuse, come detto, ruotano attorno a presunte plusvalenze fittizie o gonfiate: un meccanismo contabile, quest’ultimo, che la Procura di Roma ha ricostruito nelle sue linee essenziali riferendolo in particolare agli scambi di calciatori avvenuti in quelle tre stagioni. La partita, insomma, si gioca sui numeri e sulla loro veridicità, con il foglio rosa della difesa che punta a infilarsi in una crepa formale per evitare il giudizio nel merito.
Il campo e il tribunale: due partite diverse
Mentre Antonio Conte, in panchina, cerca di blindare un secondo posto che profuma di concreta rivincita dopo un anno complicato, nelle aule giudiziarie la musica è completamente diversa. Non c’è, in questo frangente, la frenesia della giocata vincente o la tensione del recupero: c’è piuttosto la lentezza austera del rito penale, fatta di eccezioni, notifiche e ricorsi. Il rischio concreto, per De Laurentiis e per i suoi, non è una sentenza immediata, ma una lunga attesa prima ancora di sapere se e quando si tornerà a parlare di plusvalenze davanti a un giudice. Una sorta di pareggio a zero che, nel calcio giudiziario, vale spesso più di una sconfitta sul campo.
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