Esplosione da una bombola Gpl a Monte di Berzo Demo: accende la luce e va innescata la deflagrazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La quiete della mattina di sabato 2 maggio, in quel di Monte, frazione collinare del comune di Berzo Demo incastonata tra le montagne della Valcamonica, è stata lacerata da un boato sordo, quello generato dall’esplosione di una bombola di Gpl all’interno di un’abitazione. L’incidente, verificatosi poco dopo le ore 8:00, ha trasformato un normale gesto quotidiano – l’accensione di un interruttore della luce – in una trappola mortale: il gas, fuoriuscito chissà da quanto tempo nell’ambiente chiuso, ha trovato così la scintilla che nessuno avrebbe voluto, innescando una violenta deflagrazione. Erano in casa in quel frangente due persone, una donna di 74 anni e suo figlio di 47 anni, originari della frazione ma residenti a Milano, intenti probabilmente a trascorrere il fine settimana in quella che doveva essere una tranquilla casa vacanze, poi divenuta teatro di rovina e fiamme.

Fuga di gas e incendio, il tempestivo intervento dei soccorsi

Dall’esplosione, la cui onda d’urto ha danneggiato in più punti l’immobile che si sviluppa su tre piani, si è innescato subito dopo un incendio, alimentato proprio dal combustibile ancora residuo nella bombola ormai lacerata. I vigili del fuoco, giunti sul posto dopo le prime segnalazioni dei vicini allarmati, hanno lavorato per mettere in sicurezza l’area e domare le fiamme; ma il bilancio, al netto dei danni strutturali, si è rivelato immediatamente pesante sul piano umano. Entrambi gli occupanti hanno riportato diverse e diffuse ustioni: per l’uomo di 47 anni, le condizioni sono parse sin da subito critiche, tanto da richiedere l’elisoccorso in codice rosso verso l’ospedale Niguarda di Milano. La madre, invece, un settantaquattrenne uscita dall’abitazione con ferite comunque serie ma giudicate meno gravi, è stata trasferita in codice giallo all’ospedale di Edolo, dove i sanitari ne hanno preso in carico la prognosi.

Le indagini sulla bombola e la ricostruzione dei carabinieri

Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Breno, i quali hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con esattezza la dinamica. Da una prima e sommaria ricostruzione degli inquirenti, coadiuvata dalle verifiche tecniche dei pompieri, l’innesco della deflagrazione sarebbe riconducibile esclusivamente a quell’interruttore della luce azionato dall’uomo o dalla madre, non ancora chiaro chi dei due abbia compiuto quel gesto fatale al rientro in una stanza dove l’aria era ormai satura di gas. La bombola di Gpl, rinvenuta tra i rottami e le parti incendiate, sembra essere stata la fonte primaria della fuga: non è stato ancora reso noto se vi fosse un difetto nella valvola, un collegamento male installato oppure un danno accidentale precedente all’esplosione. Elementi, questi, che verranno vagliati nelle prossime ore dagli specialisti chiamati a raccogliere frammenti e campioni d’aria residua.

Il giorno del terrore nella casa vacanze: due vite segnate

L’abitazione, una villetta su tre livelli utilizzata come rifugio per i fine settimana, ha riportato danni ingenti: infissi divelti, murature lesionate e tracce di fuliggine ovunque. Movimento intenso, dunque, nella piccola frazione di Monte – una manciata di case immerse nel verde – dove i residenti hanno raccontato di aver udito un boato “secco e profondo” seguito da grida. Madre e figlio, nonostante le ustioni e lo choc, sono riusciti a mettersi in salvo uscendo dall’edificio prima dell’arrivo dei soccorsi, un piccolo margine di fortuna in una mattina di ordinario terrore. Nessun’altra persona è rimasta coinvolta, e l’incendio è stato circoscritto senza propagarsi alle costruzioni vicine. I due feriti restano ora sotto osservazione negli ospedali di Milano e Edolo, lontani da quel boato che ha cambiato la loro esistenza nel tempo di un semplice, fatale “click”.

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