Accoltellamento sul bus a Riolo Terme, il minorenne fermato finisce in comunità. I genitori aggrediscono i carabinieri durante la perquisizione e vengono arrestati
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Redazione Interno
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La mattina di sabato 28 febbraio, sulla tratta che da Faenza conduce all’istituto alberghiero di Riolo Terme, nel Ravennate, un autobus di linea carico di studenti si è trasformato improvvisamente in teatro di un’aggressione. Poco prima delle otto, un ragazzo di sedici anni — come riportano fonti dell’Arma, già gravato da precedenti di polizia — avrebbe dapprima minacciato un giovane di diciannove anni che si trovava a bordo del mezzo, per poi colpirlo con un fendente alla coscia. L’arma utilizzata, un coltello da cucina, sarebbe stata brandita nel corso di una lite forse riconducibile, secondo le prime ipotesi investigative, a dissidi legati all’uso di sostanze stupefacenti. Una volta che il bus ha raggiunto il capolinea, il giovane aggressore si è dato alla fuga, disfacendosi del coltello e gettandolo all’interno di un cassonetto della spazzatura, dove i militari lo avrebbero poi rinvenuto.
La vittima, nel frattempo, è stata soccorsa dal personale del 118 e trasportata all’ospedale civile di Faenza. Qui, dopo le cure del caso, gli sono stati diagnosticati venticinque giorni di prognosi. Il conducente del mezzo, mantenendo la calma e gestendo con lucidità la situazione per evitare il diffondersi del panico tra i passeggeri, aveva già allertato i carabinieri, i quali sono intervenuti tempestivamente nella zona. Le ricerche, condotte da più pattuglie fatte convergere sul posto, hanno portato in breve tempo all’individuazione del sedicenne. Per lui, denunciato a piede libero per lesioni aggravate, è scattato il provvedimento di affidamento a una comunità, come disposto dalla Procura dei Minorenni di Bologna.
La reazione violenta dei genitori durante la perquisizione domiciliare
La vicenda, però, non si è conclusa con la denuncia del minore. Gli investigatori, ritenendo che il ferimento potesse essere maturato nell’ambito di precedenti screzi tra i due giovani e in considerazione del possibile coinvolgimento di sostanze stupefacenti, hanno deciso di estendere gli accertamenti all’abitazione del sedicenne. È stato a quel punto che la situazione è ulteriormente degenerata, assumendo contorni di violenza inaspettata. Quando i carabinieri si sono presentati per eseguire la perquisizione domiciliare, i genitori del ragazzo, un uomo di cinquantanove anni e una donna di cinquanta, entrambi italiani, hanno manifestato immediatamente una forte insofferenza nei confronti del controllo.
Quella che inizialmente si era tradotta in frasi ingiuriose e in un atteggiamento apertamente ostile si è rapidamente trasformata in un’aggressione fisica. La coppia, secondo quanto ricostruito dall’Arma, ha infatti reagito con calci, pugni e spintoni ai danni dei militari presenti, rendendo necessario un intervento per bloccare la loro furia. Un comportamento, questo, che ha portato all’arresto di entrambi con le accuse di violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, aggravando ulteriormente il quadro complessivo di una vicenda che, partita da un gesto di violenza giovanile su un autobus scolastico, si è conclusa con due adulti in manette e un minorenne affidato a una struttura di recupero.




