Accoltellamento sul bus a Riolo Terme, fermato un minorenne: denunciati i suoi genitori per l'aggressione ai carabinieri
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Redazione Interno
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La routine di una mattinata scolastica, fatta del consueto viavai di studenti sui pullman di linea diretti verso l'Istituto alberghiero di Riolo Terme, si è trasformata in un episodio di violenza che ha scosso la vallata. Era poco prima delle otto di sabato 28 febbraio quando, su un autobus partito da Faenza e carico di ragazzi diretti a lezione, una lite degenerata ha portato all'accoltellamento di un giovane passeggero. Secondo una prima ricostruzione, un minorenne – la cui età, nelle concitate fasi successive all'accaduto, è stata indicata inizialmente come 16 anni per poi essere fissata a 17 – avrebbe avuto un alterco con un coetaneo, forse per futili motivi o forse per screzi pregressi dei quali gli inquirenti stanno cercando di delineare i contorni. Nel corso della discussione, il ragazzo ha estratto un coltello, molto probabilmente un comune coltello da cucina, e ha sferrato almeno un fendente – si parla di due colpi – che hanno raggiunto la vittima a una coscia. Le ferite, per fortuna, non si sono rivelate profonde e il ragazzo ferito è stato subito soccorso dal personale del 118, che lo ha trasportato al pronto soccorso dell'ospedale di Faenza per le medicazioni del caso; la prognosi iniziale, stando a quanto emerso, è di venticinque giorni.
Mentre il trambusto e la paura si diffondevano tra gli altri studenti presenti a bordo, l'autista del mezzo ha avuto la prontezza di chiudere le porte e gestire la situazione in attesa dell'arrivo delle forze dell'ordine, evitando che il panico provocasse conseguenze peggiori. L'aggressore, però, era già sceso, approfittando dell'apertura delle porte una volta giunti a destinazione, per darsi alla fuga a piedi tra le vie di Riolo Terme, disfacendosi nel frattempo dell'arma, che sarebbe stata poi rinvenuta dai carabinieri all'interno di un cassonetto. I militari della Compagnia di Faenza, allertati immediatamente, hanno avviato le ricerche e in breve tempo sono riusciti a bloccare il fuggitivo, identificandolo in un minorenne che, come accertato dagli stessi carabinieri, aveva già avuto in passato diversi problemi con la giustizia, essendo stato denunciato a piede libero in più occasioni e configurando un quadro di condotte giovanili problematiche che si sono ora ripresentate in forma drammatica.
La reazione dei genitori durante la perquisizione e i successivi arresti
Le conseguenze giudiziarie dell'accaduto, però, non si sono fermate al fermo del giovane presunto responsabile del ferimento. Nel prosieguo delle indagini, i carabinieri si sono recati presso l'abitazione del ragazzo per eseguire una perquisizione, un atto dovuto per raccogliere ulteriori elementi utili all'inchiesta. È stato in quel contesto, e quindi in un momento successivo e separato dall'aggressione sul bus, che la situazione è nuovamente degenerata: i genitori del minorenne, un uomo di 59 anni e una donna di 50, entrambi italiani, hanno infatti reagito in maniera violenta e ingiuriosa nei confronti dei militari. Il loro comportamento, come ricostruito, è sfociato in un'aggressione fisica vera e propria, con calci, pugni e spintoni, che ha costretto gli agenti a difendersi e a porre fine alla furia dei due. Al termine della colluttazione, sia l'uomo che la donna sono stati dichiarati in arresto con le accuse di violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, un epilogo che ha aggiunto un ulteriore e grave capitolo a una vicenda già di per sé complessa e preoccupante.
Il quadro che emerge da questa domenica di indagini è quindi duplice. Da un lato, c'è la vicenda del minorenne fermato per l'accoltellamento, un ragazzo che, come detto, non sarebbe nuovo a episodi che hanno richiesto l'intervento della legge e che ora si trova affidato a una comunità in attesa che il tribunale dei minori valuti la sua posizione. Dall'altro, c'è la posizione dei suoi genitori, finiti in manette per la loro reazione nei confronti dei carabinieri, un fatto che denota un clima di tensione e di aperto conflitto con le istituzioni che va ben oltre il singolo gesto del figlio. La dinamica dell'aggressione sul pullman resta al centro dell'attenzione degli inquirenti, i quali stanno ascoltando i testimoni per comprendere cosa abbia realmente scatenato la lite e se vi fossero precedenti rapporti tesi tra i due ragazzi coinvolti, mentre la comunità locale, e in particolare l'istituto alberghiero Artusi, destinazione del bus e teatro di questo episodio di sangue, cerca di elaborare quanto accaduto.




