La Polizia di Stato celebra il 174° anniversario tra cerimonie romane e richiami alla sicurezza partecipata
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Redazione Interno
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Piazza del Popolo, a Roma, si è tinta di blu per il 174° anniversario della fondazione della Polizia di Stato, una ricorrenza che quest’anno ha visto la presenza – tra gli altri – del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e del presidente del Senato, Ignazio La Russa. La cerimonia, che ha compreso anche una gallery fotografica a corredo dell’evento, ha rappresentato il palcoscenico principale per un messaggio chiave, ripreso dal capo della polizia, Vittorio Pisani: la sicurezza, intesa non come concetto astratto ma come costruzione quotidiana. È stato proprio in questa cornice che la bandiera dell’istituzione ha ricevuto la Medaglia d’Oro, un riconoscimento legato in particolare all’attività dei servizi di scorta, un settore delicato dove la dedizione degli agenti si misura spesso nell’ombra, lontano dai riflettori.
Il questore di Roma: “La sicurezza si costruisce insieme”
Nella capitale, a prendere la parola è stato il questore Vincenzo Nicolì, il quale – nel suo discorso ufficiale tenuto nella mattinata di venerdì 10 aprile – ha voluto ribadire un concetto centrale, lontano da ogni retorica autoreferenziale. “La sicurezza non si costruisce da soli. Si costruisce insieme, con collaborazione, rispetto dei ruoli e visione comune”, ha detto Nicolì, aggiungendo che si vivono anni complicati. In questi, ha spiegato, gli scenari di crisi internazionali si intrecciano con le problematiche criminali e sociali nazionali e locali, arrivando a incidere profondamente sulla percezione stessa della sicurezza. Un’ammissione, la sua, che non cela le difficoltà ma anzi le mette a fondamento di un approccio integrato, lontano da facili slogan.
A Trento e Olbia, due facce della stessa medaglia
Dalla Capitale si è passati poi al nord, dove a Trento – precisamente presso l’auditorium Mascagni del Conservatorio Bonporti – si è svolta un’altra cerimonia presieduta dal questore Nicola Zupo. L’evento trentino ha visto la partecipazione del presidente della Provincia autonoma, Maurizio Fugatti, insieme a numerose autorità civili, militari e religiose. Non c’è stata una sola celebrazione, insomma, ma una costellazione di appuntamenti sparsi sul territorio. E scendendo verso il sud, a Olbia, il questore di Sassari, Filiberto Mastrapasqua, ha scelto un’altra chiave di lettura, forse più intima: “Dietro ogni uniforme – ha detto – c’è una storia fatta di sacrifici, impegno e servizio verso la comunità”. Parole che, nella loro semplicità, richiamano l’attenzione su quelle esistenze spesso anonime che compongono il mosaico dell’ordine pubblico.
La cronaca nera come sfondo, ma senza spettacolarizzazione
Se si scorrono i fatti di cronaca – quelli neri in particolare – che hanno segnato l’ultimo anno, non si può ignorare come molti degli omaggi resi in queste giornate abbiano riguardato anche agenti caduti in servizio o feriti durante operazioni di scorta e contrasto alla criminalità. La Medaglia d’Oro assegnata alla bandiera per l’attività dei servizi di scorta, citata nella nota romana, assume così un peso specifico: non è un premio astratto, ma il riconoscimento di un lavoro ad altissimo rischio, quello della protezione ravvicinata, dove un attimo di distrazione può costare la vita. Non si è voluto entrare nei dettagli cruenti dei singoli episodi – come la deontologia giornalistica richiede – ma è chiaro che l’intera ricorrenza ha avuto il sapore amaro di un bilancio, pur nella solennità della celebrazione. In quest’ottica, le parole dei questori (Nicolì, Zupo, Mastrapasqua) hanno funto da filo conduttore per ribadire che nessuna retorica può sostituire il lavoro silenzioso, fatto di turni estenuanti e rinunce personali. E che la legalità, per essere tutelata, ha bisogno di quella “visione comune” evocata dal questore romano, senza la quale ogni divisa resterebbe soltanto un simbolo vuoto.




