18 marzo, l’Italia non dimentica le sue vittime del Covid: cerimonie e bandiere a mezz’asta nel sesto anniversario della pandemia
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Redazione Interno
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Il 18 marzo, data ormai scolpita nella memoria collettiva nazionale quale simbolo dell’incedere tragico e silenzioso del virus, l’Italia si è fermata per ricordare chi non c’è più. A sei anni esatti da quel 2020, quando le immagini dei camion militari a Bergamo fecero il giro del mondo mostrando la cruda realtà di una catastrofe sanitaria senza precedenti, le celebrazioni per la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di Coronavirus hanno preso forma in ogni angolo del Paese, da nord a sud, intrecciando il dolore privato delle famiglie con il lutto pubblico delle istituzioni.
A Monza, città che pagò un conto salatissimo con i suoi 392 morti accertati a causa del Covid, la cerimonia ha voluto sottolineare il superamento delle fredde cifre statistiche per restituire dignità e un volto a ogni singola esistenza spezzata. Il sindaco, assieme alle autorità cittadine e ai rappresentanti del mondo sanitario, si è raccolto in silenzio per onorare una pagina di storia locale che ha segnato profondamente la comunità, rinnovando un patto di memoria che rifiuta l’oblio. Analogamente, a Terlizzi, il primo cittadino Michelangelo De Chirico ha scelto il luogo simbolo del cimitero comunale per deporre un mazzo di fiori dinanzi alla targa commemorativa; un gesto semplice, carico di significato, che ha voluto idealmente stringere quelle famiglie che, durante i mesi più duri, non hanno nemmeno potuto dare un ultimo saluto ai propri cari, strappati all’affetto dei loro cari in un distacco spesso descritto come disumano e lacerante.
Piacenza e la memoria di chi non si è fermato: dal Giardino di Vita alle pietre del ricordo
Sulla facciata del Municipio di Piacenza, città che con i suoi 1.600 morti è stata una delle province più martoriate d’Italia, le bandiere sono state poste a mezz’asta, ondeggiando quasi come un sospiro collettivo nel vento che attraversa il Giardino di Vita. È lì, tra via Portapuglia e via dell’Orsina, che è stato deposto un omaggio floreale ai piedi della stele commemorativa, in una data che di per sé evoca l’incedere greve di quei giorni: il 18 marzo 2020, nel cuore di Bergamo, i mezzi militari iniziarono il triste trasporto delle salme verso altri luoghi, un’immagine che divenne l’icona di una nazione in ginocchio. Il ricordo, a Piacenza come nel Lodigiano, si è esteso anche a chi ha combattuto in prima linea: a Casalpusterlengo, davanti al monumento composto da pietre raccolte nel fiume Po, ognuna delle quali porta il nome di una vittima, la comunità si è stretta attorno al sindaco Elia Delmiglio per esprimere gratitudine verso gli operatori sanitari, i volontari e le forze dell’ordine, tutti coloro che, nei giorni più bui, rappresentarono un punto di riferimento instancabile.
Il dolore della Liguria e il tributo del personale sanitario tra le polemiche attuali
Anche in Liguria il ricordo è stato solenne, con le bandiere a mezz’asta esposte sul Palazzo della Regione, quasi a voler calare un velo di lutto istituzionale su una ferita ancora aperta. Il presidente Marco Bucci, assieme all’assessore alla Sanità Massimo Nicolò, ha voluto rendere omaggio non solo alle vittime, ma anche al sacrificio e al coraggio di medici, infermieri e di tutto il personale sanitario che, con dedizione assoluta, affrontò l’emergenza spesso senza i dispositivi adeguati e con la paura di portare il virus a casa dalle proprie famiglie. Tuttavia, la ricorrenza di quest’anno cade in un clima di rinnovata tensione per la categoria. Il sindacato degli infermieri Nursind, per bocca del segretario nazionale Andrea Bottega, ha lanciato un monito amaro: “Sono passati sei anni, ma noi stiamo ancora lavorando come se fossimo in regime pandemico”. Un’accusa pesante, quella che arriva nella Giornata nazionale, rivolta alla politica e alle istituzioni per le continue proroghe di misure emergenziali che, secondo il sindacato, impediscono una programmazione strutturale e dignitosa del Servizio Sanitario Nazionale, citando la mancanza di migliaia di posti letto in terapia intensiva ancora oggi, nonostante i fondi del Pnrr, e il ritardo nell’approvazione di un Piano pandemico che possa evitare il ripetersi di simili tragedie.
Da Bergamo a Roma, un filo rosso unisce le celebrazioni nazionali
Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, intervenendo proprio a Bergamo, ha ricordato come quella data rappresenti il confine tra un prima e un dopo per l’intero Paese: “Quella sera abbiamo visto un’immagine che nessuno potrà dimenticare”, ha dichiarato, sottolineando come il 18 marzo sia il giorno in cui l’Italia sceglie di fermarsi per custodire la memoria di una delle pagine più dolorose della sua storia. Parallelamente, a Roma, la celebrazione ha assunto un carattere ancor più corale e solenne nella Basilica papale di Santa Maria Maggiore, dove si è tenuta una messa in suffragio delle oltre 200mila vittime italiane, promossa da associazioni come #Sereniesempreuniti, nate proprio dall’esigenza dei familiari di non disperdere l’eredità umana e civile di quei mesi. Una messa voluta per ricordare non solo i defunti, in larghissima parte anziani e fragili, ma anche tutte quelle figure che, a vario Titolo, si trovarono in trincea: dai cappellani agli addetti alle onoranze funebri, dai volontari della protezione civile ai farmacisti. Un ricordo che, se da un lato guarda al cielo, dall’altro fissa lo sguardo a terra, su un presente che, per molti, non ha ancora raccolto appieno le lezioni di quel passato recente.




