Sinwar: enigma di un'arma
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Redazione Esteri
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Yahya Sinwar, leader di Hamas, è stato un enigma per tutta la vita e, anche da morto, continua a esserlo. Il suo corpo è stato ritrovato tra le macerie di un edificio a Rafah, dove si era rifugiato. Accanto al cadavere, una rivoltella che, secondo alcuni media israeliani, apparteneva a un agente speciale morto a Gaza nel 2018 durante un'operazione sotto copertura. Questo dettaglio, apparentemente insignificante, assume un'importanza cruciale, poiché la versione ufficiale dell'esercito di Tel Aviv non combacia con quella emersa dall'autopsia sul corpo del terrorista.
L'autopsia ha rivelato che Sinwar è morto per una pallottola in testa, ma la provenienza dell'arma resta un mistero. La pistola trovata accanto a lui, infatti, era appartenuta a un agente dei servizi israeliani, un fatto che solleva numerosi interrogativi. Come è possibile che un'arma di proprietà di un agente speciale israeliano sia finita nelle mani del leader di Hamas? E perché l'esercito israeliano non ha fornito una spiegazione chiara e univoca su questo punto?
Il mistero si infittisce ulteriormente con la diffusione di un video sui social media, in cui Sinwar appare in un tunnel di Gaza la sera del 6 ottobre 2023, alla vigilia del massacro del 7 ottobre. Nel video, il leader di Hamas si prepara a osservare l'operato dei suoi uomini al sicuro, portando con sé una serie di beni di prima necessità, tra cui una televisione. Con lui nel tunnel ci sono anche i tre figli e la moglie, quest'ultima diventata protagonista delle polemiche per il suo comportamento.
Il bastone lanciato da Sinwar pochi istanti prima di morire contro il drone che lo aveva inseguito fino al primo piano di un'abitazione di Gaza ha trasformato il capo di Hamas, agli occhi dei leader iraniani e di molti palestinesi, in un eroe e un martire.




