Il Senato si spacca sulla legge per contrastare l’antisemitismo, il voto finale regala un’approvazione con numeri frammentati e opposizioni divise
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Redazione Interno
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Il via libera dell’aula di Palazzo Madama è arrivato, sancendo l’approvazione del disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo, ma il percorso accidentato e l’esito del voto – 105 favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti – hanno finito per offrire l’immagine di un Parlamento profondamente lacerato su una materia che, almeno nelle dichiarazioni di principio, vorrebbe vedere tutti schierati sulla stessa trincea. Il testo, che ha subito modifiche e ritocchi rispetto alla versione iniziale, è riuscito a superare lo scoglio dell’Aula, ma lo ha fatto in un clima di aspra polemica politica, con le opposizioni che si sono presentate al voto non solo divise tra loro, ma persino al proprio interno, regalando una fotografia scomposta e tutt’altro che unitaria. Nel mirino delle critiche, sollevate con forza dal centrosinistra e da movimenti come il Movimento 5 Stelle, è finita principalmente la definizione operativa di antisemitismo richiamata nell’articolo 1, quella adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), giudicata da chi l’ha contestata come una formulazione troppo generica, potenzialmente unilaterale e gravata da ambiguità interpretative che potrebbero, di fatto, limitare la libertà di espressione o confondere la critica politica allo Stato di Israele con l’odio antiebraico vero e proprio.
Lo scontro in Aula e le accuse incrociate tra i banchi dell’opposizione
Durante il dibattito che ha preceduto la votazione, il clima si è fatto incandescente, e non solo per la delicatezza del tema. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato la senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino, la quale, prendendo la parola, ha voluto rintuzzare con durezza le presunte accuse di insensibilità al fenomeno che provenivano dai banchi della maggioranza. “Da chi votò contro l’istituzione della commissione Segre, accusandola di essere il ministero della verità di orweliana memoria, non accettiamo lezioni di antisemitismo”, ha tuonato Maiorino, riportando l’attenzione su un capitolo passato e spinoso che vede coinvolti esponenti dell’attuale schieramento di governo, i quali all’epoca si opposero alla nascita della commissione presieduta dalla senatrice a vita Liliana Segre. Una stoccata, la sua, che ha voluto ribaltare il fronte delle accuse, sottolineando come, a suo dire, vi sia malafede nel modo in cui la maggioranza ha impostato e presentato l’intero impianto normativo, quasi fosse una bandiera da sventolare contro le opposizioni piuttosto che uno scudo condiviso.
La frammentazione dei voti e il nodo irrisolto della definizione Ihra
Al dunque, quando si è trattato di esprimere il voto finale, la spaccatura è apparsa in tutta la sua evidenza. Il Partito Democratico si è trovato a fare i conti con una frattura interna che ha portato una parte dei suoi senatori a esprimersi in modo difforme, con alcuni che hanno scelto la strada dell’astensione e altri che, invece, hanno deciso di sostenere il provvedimento, magari dopo aver ottenuto alcune modifiche, ma senza che queste riuscissero a ricucire del tutto lo strappo. Più netta e compatta, invece, la posizione del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno optato per il no, motivando la scelta proprio con quelle perplessità di fondo legate al cuore pulsante della legge: l’adozione della definizione Ihra. Una definizione, va ricordato, che era stata accolta senza particolari scossoni in passato ma che oggi, in un contesto internazionale reso incandescente dal conflitto in Medio Oriente, viene vista da molti come una sorta di cavallo di Troia capace di trasformare qualsiasi critica anche aspra alle politiche del governo israeliano in un potenziale atto antisemita, confondendo piani che andrebbero tenuti distinti con cura certosina per non alimentare ulteriori tensioni e per non vanificare lo stesso scopo dichiarato della legge, che è quello di proteggere i cittadini ebrei da minacce e aggressioni.




