L’Inter vince la sua decima Coppa Italia, la Lazio affonda in una stagione senza riscatto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’Inter ha messo in bacheca la decima Coppa Italia della sua storia, imponendosi per 2-0 sulla Lazio in una finale che, di fatto, si è chiusa già nel primo tempo. Il punteggio, maturato nel giro di ventuno minuti, racconta di una superiorità netta e senza appelli: al 14’ è stato fatale un autogol di Marusic, che ha deviato nella propria porta un traversone insidioso, mentre al 35’ Lautaro Martinez ha firmato il raddoppio sfruttando una respinta corta della difesa capitolina. Per i nerazzurri, allenati da Cristian Chivu, si tratta del decimo alloro nella coppa nazionale – un traguardo che li avvicina a cinque lunghezze dal record assoluto della Juventus – mentre dall’altra parte la Lazio di Maurizio Sarri chiude una stagione ampiamente deludente, condannata a guardare le coppe europee dalla televisione. Una mancata qualificazione che pesa come un macigno, specie se letta alla luce delle ambizioni estive.

Il «Double» sul tetto della sede: la festa si sposta in viale della Liberazione

L’indomani della finale, il club ha voluto trasformare la propria sede in un manifesto celebrativo. Sul tabellone elettronico che svetta sul tetto dell’edificio di viale della Liberazione, da stamattina campeggia la scritta luminosa «Double» – un’esplicita dichiarazione d’intenti che affianca simbolicamente la coppa dello scudetto (già conquistato) alla Coppa Italia appena alzata. Non si tratta, va detto, di un semplice annuncio: l’intera struttura societaria è stata illuminata con i due trofei, quasi a voler cristallizzare un’annata che, a tutti gli effetti, porta la firma del tecnico rumeno e del suo gruppo. La celebrazione vera e propria, tuttavia, è solo rimandata: l’appuntamento è per domenica 17 maggio, nell’ultima gara casalinga contro il Verona. In quell’occasione avverrà la consegna formale del titolo di campione d’Italia, seguita dalla tradizionale parata con l’autobus scoperto per le vie della città.

La Lazio non fa il miracolo, Sarri incassa l’ennesima bocciatura

Per la formazione biancoceleste, invece, la notte dell’Olimpico è stata l’amara fotografia di un intero ciclo. Nessun miracolo, come hanno titolato diversi telegiornali – tra cui il TG4 – nel riassumere la prestazione opaca e priva di mordente. L’assenza della prossima qualificazione europea non rappresenta soltanto un danno economico, ma anche una ferita sportiva difficile da rimarginare, specie per un gruppo che nelle scorse stagioni aveva abituato a ben altri standard. La partita, occorre ricordarlo, si è decisa in una prima mezz’ora giocata dall’Inter con una determinazione quasi feroce: la retroguardia laziale, mai realmente pericolosa in avanti, è apparsa fragile sulle palle inattive e confusionaria in fase di costruzione. Un dato su tutti: nessun tiro nello specchio per oltre settanta minuti.

Nessuna sbavatura per Chivu, l’Inter chiude il cerchio

Al di là del risultato, la vera notizia è la capacità dell’Inter di trasformare una finale – storicamente terreno di insidie – in un esercizio di controllo totale. Cristian Chivu, alla sua prima stagione piena sulla panchina nerazzurra dopo aver sostituito l’allenatore precedente, ha confezionato un’idea di gioco fondata sulla compattezza difensiva e sull’efficacia in ripartenza. L’autogol di Marusic, per quanto sfortunato, è figlio di un pressing alto che ha costretto il giocatore laziale all’errore; il gol di Lautaro, invece, porta la firma di un attaccante che nelle partite decisive non ha mai tremato. Da sottolineare, infine, che l’Inter ha gestito il secondo tempo senza affanni, limitandosi a controllare la frustrazione degli avversari – culminata in alcuni interventi al limite del regolamento – e a sfiorare il terzo gol in contropiede. Una maturità che parla di un gruppo ormai rodato, capace di vincere senza nemmeno dover esprimere il proprio massimo potenziale.

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