Il derby d'Italia e il parere di Di Canio: "Inzaghi avrebbe dovuto vincere tre scudetti, Chivu ha una marcia in più nella testa"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alla vigilia di Inter-Juventus, una sfida che andrà in scena domani sera a San Siro e che vale ben più dei tre punti in palio per la classifica, le dichiarazioni di Paolo Di Canio ai microfoni di Tuttosport offrono spunti di riflessione che vanno oltre la semplice tattica. L'ex calciatore, noto per la sua schiettezza, ha incentrato gran parte del suo ragionamento su un parallelismo tra il tecnico attuale dell'Inter, Cristian Chivu, e il suo predecessore, Simone Inzaghi. Un confronto, questo, che Di Canio sviluppa partendo da un presupposto preciso: la comunicazione dei due allenatori, sia verso l'esterno che all'interno dello spogliatoio, è agli antipodi, e questo avrebbe fatto la differenza nella percezione e forse nei risultati.

Secondo l'analisi dell'ex attaccante, a Inzaghi va riconosciuto il merito di aver ereditato una squadra che era campione d'Italia, e nonostante le partenze eccellenti di Lukaku e Hakimi, la società gli ha sempre garantito sostituti all'altezza come Dzeko e Dumfries. Il punto sollevato da Di Canio è un altro: la rosa nerazzurra, per anni, è rimasta la più forte del campionato, eppure non ha mai espresso una superiorità schiacciante in termini di trofei vinti. "Inzaghi avrebbe dovuto fare proprio come la squadra bianconera di Conte e Allegri, un ciclo lungamente vincente. Non dico che avrebbe dovuto vincere quattro scudetti su quattro, ma almeno tre", ha dichiarato l'ex calciatore, sottolineando come il tecnico abbia spesso abbassato il tiro, parlando di obiettivi minimi e di bilanci, quasi che l'Inter provenisse da un lungo periodo di digiuno, piuttosto che da uno scudetto appena conquistato.

La rivoluzione silenziosa di Chivu e la gestione della pressione

Di segno completamente opposto, invece, l'atteggiamento del tecnico romeno. Di Canio ha voluto sottolineare come Chivu, subentrato a stagione in corso, non si sia mai pianto addosso. Il suo approccio, racconta l'opinionista, è stato fin da subito improntato alla responsabilità: ha ricordato ai giocatori che i punti in classifica erano quelli meritati, e che l'essere l'Inter comporta inevitabilmente critiche e pressioni, da accettare perché si lotta per obiettivi importanti. Un cambiamento nella comunicazione, insomma, che per Di Canio è anche un cambiamento nell'approccio mentale della squadra. Quest'ultima, dopo la sconfitta dell'andata contro la Juventus dello scorso settembre, avrebbe "sbocciato", assimilando i principi di un gioco più verticale e di una riaggressione alta, lasciando da parte i "ghirigori" per essere più cinica sotto porta.

La febbre di San Siro e il peso di un incasso da primato

Al di là delle disquisizioni tecniche, il big match di San Valentino si giocherà in uno stadio che si preannuncia rovente e, come sempre in questi casi, non solo per la posta in palio. I numeri parlano chiaro: l'Inter, capolista solitaria, continua a far sorridere anche il botteghino. Dopo il record assoluto di 8,6 milioni di euro incassati nel derby di novembre contro il Milan, la sfida contro la Juventus si appresta a diventare il secondo miglior incasso di sempre nella storia della Serie A. Le stime parlano di una cifra vicina agli 8 milioni di euro, un dato straordinario che conferma la capacità di attrazione del club nerazzurro, il quale occupa stabilmente le prime sei posizioni di questa speciale classifica dei maggiori ricavi da gara.

Per chi non avesse ancora un biglietto, la società nerazzurra ha messo a disposizione la piattaforma di rivendita per gli abbonati, un'opportunità per assicurarsi un posto al Meazza e assistere a un match che, forse anche grazie alle parole di Di Canio, ci si aspetta essere all'altezza della tradizione. Lo stesso ex calciatore ha concluso la sua analisi con l'augurio che le due squadre scendano in campo con l'intenzione di osare, di non aspettare l'errore altrui, mettendo in atto strategie votate alla vittoria e non al semplice controllo, per regalare spettacolo a chi ama il calcio.

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