Cosa resta di Inzaghi e l'Inter già cambiata di Chivu
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Redazione Sport
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L’Inter che ha travolto il Torino per 5-0 nell’esordio di campionato ha mostrato, pur nella sua schiacciante superiorità, i segni di una transizione già in atto. Quella goleada, che per certi versi ha ricordato – ma in positivo – il medesimo risultato subito nella finale di Champions League contro il Psg, serve soprattutto a misurare la distanza psicologica percorsa dalla squadra nerazzurra in pochi mesi. Cristian Chivu, del quale si attendeva un esordio in panchina all’insegna della prudenza, ha invece impresso da subito un’impronta chiara, ripulendo le teste dai fantasmi di un “triplete al contrario” – con le sconfitte nelle finali di Champions, Coppa Italia e il secondo posto in campionato – e dalle frizioni interne emerse in seguito al Mondiale per club.
Quello che si è visto al campo Torino è stato un collettivo lineare, incisivo ed efficace, che ha messo in pratica i dettami tattici del nuovo tecnico con una convinzione che ha subito retto il confronto con la realtà del pitch. I nerazzurri sono apparsi dominanti in ogni zona del campo, contro una squadra granata surclassata e presto demolita, la cui resistenza è venuta meno in modo netto, con alcuni elementi – come Masina, autore di due errori decisivi sui primi due gol – in evidentissima difficoltà.
A guidare la carica, oltre a un Lautaro Martinez sempre preciso nel finishing, è stato soprattutto Marcus Thuram, autore di una doppietta che sembra aver definitivamente archiviato le tensioni del recente passato. Il suo gol su un diagonale di destro e quello di testa non sono stati solo segnature di lusso, ma il segnale concreto di una pagina voltata, il cui merito è da ascrivere a un lavoro mentale che Chivu ha posto in cima alla lista delle priorità.




