A Tognana la sfida dei data center, tra domanda di AI e vincoli energetici

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nella zona industriale di Tognana, dove la pianura veneta si confonde tra i capannoni e la campagna coltivata, un sito produttivo con 422 addetti è al centro di una trasformazione che intende ribaltare il paradigma energetico dei data center. La fabbrica, parte della rete globale del colosso americano Vertiv, opera infatti con l'obiettivo di convertire queste infrastrutture, tradizionalmente viste come voraci consumatrici di elettricità, in attori attivi della transizione ecologica. Una scommessa industriale che si gioca sulla capacità di innovare l'intera catena dell'elettronica di potenza, la quale, dalla rete elettrica nazionale fino al singolo chip, diventa il fattore decisivo in un'epoca dominata dalle esigenze di calcolo dell'intelligenza artificiale.

Dall'energia semplice fornitura a vincolo strategico

Se in passato l'approvvigionamento energetico costituiva un presupposto quasi scontato nella progettazione dei centri di elaborazione dati, oggi rappresenta il principale collo di bottiglia per la loro espansione. La stessa Vertiv, in un documento divulgativo, definisce questa catena come la "power train" del sistema, sottolineandone la centralità. L'evoluzione dettata dall'AI, che richiede potenze di calcolo enormi e concentrate, ha reso l'efficienza e l'intelligenza nella distribuzione e conversione dell'energia una questione non più rinviabile, spingendo la ricerca verso soluzioni che possano, in qualche modo, contribuire a riequilibrare la rete.

Un superciclo di investimenti alle porte

A trainare questa corsa è un volume di investimenti globali stimato, secondo alcune analisi di mercato, in circa tremila miliardi di dollari entro il 2030. Una cifra che rende l'idea della portata della trasformazione in atto, la quale non tocca soltanto il comparto tecnologico ma ridisegna interamente i mercati dell'energia e i flussi di capitali. Le proiezioni indicano che la potenza installata complessiva dei data center nel mondo potrebbe quasi raddoppiare nel giro di pochi anni, passando dagli attuali 103 gigawatt a circa 200, un incremento che di per sé spiega l'urgenza di soluzioni innovative per la gestione dell'elettricità.

Il nodo cruciale della capacità realizzativa

Tuttavia, l'ondata di progetti annunciati si scontra con una realtà operativa complessa, tanto che il settore si prepara ad affrontare nel 2026 una sfida forse più pratica che finanziaria: colmare il divario tra ciò che è stato pianificato e ciò che materialmente si riesce a costruire e mettere in funzione. La domanda, spinta inarrestabilmente dal cloud e dall'intelligenza artificiale su vasta scala, continua a crescere, ma la capacità di realizzare effettivamente le nuove infrastrutture non tiene il passo, creando una discrepanza destinata a caratterizzare i prossimi anni. È in questo contesto che l'innovazione prodotta in fabbriche come quella veneta assume un valore strategico, puntando a rendere ogni nuovo data center non solo più potente, ma anche più integrato e sostenibile dal punto di vista dell'impatto sulle reti energetiche.

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