Governance Poll 2026, la classifica del gradimento tra dubbi metodologici e dati in chiaroscuro
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Redazione Interno
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La pubblicazione annuale del Governance Poll, l'indagine demoscopica realizzata da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, ha acceso come di consueto il dibattito politico e mediatico, consegnando alle cronache un podio che vede primeggiare, tra i sindaci, Sara Funaro con il 66% dei consensi, e tra i governatori Antonio Decaro, anch'egli al 66%.
Tuttavia, mentre i riflettori si accendono sui vincitori, la comunità degli addetti ai lavori, e in particolare gli statistici, non nasconde più di qualche perplessità su un'indagine che, a loro dire, presenta criticità metodologiche tali da minare la solidità dei risultati proposti, quasi a voler replicare uno schema già visto e contestato in passato.
Una classifica tra primi, ultimi e critiche di metodo
L'edizione 2026 incorona, per la prima volta, una donna al vertice della classifica dei sindaci, con la prima cittadina di Firenze che stacca il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, e il primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi, mentre sul fronte dei presidenti di Regione, Antonio Decaro, già habitué del primato ai tempi del suo mandato a Bari, si conferma in vetta precedendo Alberto Stefani del Veneto e Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia.
Al di là dei nomi, però, a far discutere non è tanto il risultato, quanto il percorso che porta a definirlo: un lungo articolo pubblicato sul sito "Gli Stati Generali" analizza nel dettaglio le presunte distorsioni di un'indagine che, secondo il suo autore, sarebbe basata su un impianto metodologico quantomeno discutibile.
La doppia domanda e il confronto improprio
Uno dei punti più controversi sollevati riguarda la formulazione della domanda posta agli intervistati, definita dai critici come un classico esempio di "double-barreled question": un unico quesito che ne contiene in realtà due – un giudizio sull'operato e una valutazione sull'orientamento di voto – costringendo il cittadino a una risposta univoca che non può tenere conto della complessità delle sue opinioni.
A questo si aggiunge, secondo la stessa analisi, un confronto a dir poco improprio, quello tra l'indice di gradimento rilevato oggi e il risultato elettorale ottenuto dall'amministratore al momento della sua elezione; un paragone che, si sostiene, risulterebbe particolarmente penalizzante per i sindaci eletti al ballottaggio, che per definizione hanno un consenso molto più alto rispetto al primo turno, e che poco avrebbe a che vedere con la situazione attuale.
Il margine di errore e il significato dei numeri
Un ulteriore elemento di criticità, spesso trascurato nel dibattito pubblico, è rappresentato dal margine di errore statistico, stimato intorno al 4,5%; questo significa, in parole povere, che la maggior parte dei sindaci, con punteggi compresi tra i 48 e il 58 punti percentuali, sono di fatto indistinguibili l'uno dall'altro, e che la classifica, così come presentata, potrebbe avere un senso solo per gli estremi – i primi dieci e gli ultimi dieci – mentre per tutti gli altri ci si muoverebbe in un'area di sovrapposizione statistica che rende le posizioni relative di fatto prive di significato. Non è quindi un caso se lo stesso Sole 24 Ore tiene a precisare che il Governance Poll "non è una simulazione di voto", ma piuttosto uno strumento per "misurare il rapporto fra il sindaco e i propri concittadini", una dichiarazione che sembra voler circoscrivere la portata di un'indagine che, però, viene puntualmente utilizzata per decretare successi o insuccessi politici.
Le reazioni politiche e il consenso in chiaroscuro
I risultati, nonostante le perplessità metodologiche, hanno comunque innescato le immancabili reazioni politiche locali, con esponenti di Fratelli d'Italia che a Perugia hanno utilizzato il calo della sindaca Vittoria Ferdinandi per criticare l'operato della giunta, e il caso analogo del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che con il 47% si piazza in coda alla graduatoria, alimentando le critiche dell'opposizione sulla gestione della città.
Nel frattempo, il quadro che emerge è quello di un consenso che si assottiglia, con soli 74 sindaci su 92 che superano la soglia del 50%, a testimonianza di un clima politico e sociale in cui la fiducia nei confronti degli amministratori locali, come sottolineato dallo stesso Noto, appare sempre più influenzata da paure e percezioni collettive, legate al costo della vita e al disagio sociale, più che da una valutazione oggettiva dell'operato amministrativo.




