La riforma sulla separazione delle carriere supera il Senato, ma il dibattito resta acceso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Senato ha approvato ieri, con 106 voti a favore e 61 contrari, la riforma costituzionale che separa definitivamente le carriere dei magistrati, tra giudici e pubblici ministeri. Un passaggio cruciale, quello di Palazzo Madama, che ha confermato il testo già licenziato dalla Camera senza modifiche, avvicinando ulteriormente l’Italia a un cambiamento destinato a ridisegnare l’assetto della giustizia. Ma se il governo – con il leader di Forza Italia Antonio Tajani che ha ricordato «il sogno di Berlusconi» – celebra un traguardo storico, l’opposizione denuncia una «brutale imposizione», criticando i tempi stretti e l’assenza di un reale confronto.

La riforma, che ora dovrà affrontare una seconda lettura in Parlamento prima di poter essere sottoposta a referendum, stabilisce una divisione netta tra chi giudica e chi accusa. Una svolta radicale rispetto all’attuale sistema, che permette ai magistrati – dopo un unico percorso formativo – di passare dalla funzione requirente a quella giudicante, o viceversa, entro i primi dieci anni di carriera. Un meccanismo che, secondo i promotori della riforma, genera conflitti di interesse e mina l’imparzialità, mentre per i critici rappresenta invece una garanzia di indipendenza della magistratura dal potere politico.

Quello che emerge con chiarezza, al di là delle posizioni contrapposte, è la natura profondamente divisiva di una riforma che da anni anima il dibattito pubblico, assumendo toni quasi ideologici. Se da un lato il governo Meloni insiste sull’adempimento di una promessa elettorale, dall’altro Pd e Movimento 5 Stelle parlano di un «atto di forza», sottolineando come la compressione dei tempi abbia di fatto impedito un esame approfondito delle implicazioni. La disciplina di gruppo, che in alcuni schieramenti dell’opposizione ha prevalso su posizioni più articolate, ha finito per cristallizzare le divisioni, riducendo lo spazio per mediazioni.

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