Il caso Salvini al concerto per De André, Fresu: "Non l'avremmo mai invitato"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Berchidda, 11 agosto 2026 – La presenza del ministro Matteo Salvini, seduto tra il pubblico del concerto tributo a Fabrizio De André tenutosi domenica sera all'Agnata nell'ambito del festival Time in Jazz, ha innescato un vespaio di polemiche che non accenna a placarsi.
La contestazione di una spettatrice, le parole al vetriolo della nipote del cantautore, Alice De André, e ora l'intervento chiarificatore – e per certi versi dirompente – del direttore artistico della manifestazione, il trombettista Paolo Fresu, che ha preso nettamente le distanze dal leader della Lega, definendolo "l'antitesi" dei valori del festival, ma ha anche precisato i limiti operativi di un evento che si svolge in una proprietà privata.
La contestazione e le parole di Alice De André
Il ministro dei Trasporti, che si trovava in prima fila per assistere allo spettacolo di Diodato, è stato contestato da una giovane spettatrice che ha dichiarato di non poter rimanere ad assistere al concerto vista la presenza di "quell'individuo", per poi allontanarsi. La vicenda ha subito acceso i riflettori sulla presunta incompatibilità tra la figura politica del ministro e l'eredità artistica e ideologica di Faber.
È stata proprio la nipote del cantautore, Alice De André, a rompere il silenzio con un video social diventato virale, esprimendo tutto il suo disappunto e il suo sconcerto per la presenza del ministro a un evento dedicato a suo nonno. "Ieri a L'Agnata, a casa di mio nonno, come ogni anno si è tenuto il concerto del Jazz Festival in suo onore, con la piccola differenza che quest'anno in prima fila c'era Matteo Salvini", ha esordito la nipote, gettando il sasso nello stagno e chiedendosi cosa il leader del Carroccio possa aver realmente compreso dei testi di Fabrizio De André.
La presa di posizione di Paolo Fresu: nessun invito e dissenso manifesto
Nel tentativo di placare gli animi e, al tempo stesso, di chiarire la posizione ufficiale dell'organizzazione, è intervenuto Paolo Fresu. In un lungo post pubblicato sui canali social del festival, il patron di Time in Jazz ha voluto innanzitutto rettificare l'interpretazione data da alcuni a un precedente messaggio diffuso dall'organizzazione, incentrato sui concetti di "tolleranza, condivisione, uguaglianza e accoglienza". Fresu ha precisato che quelle parole non erano una risposta alle critiche di Alice De André né, tantomeno, una difesa del ministro.
Al contrario, erano state annotate proprio in vista della sua venuta, come l'unico modo per esprimere un dissenso che non poteva essere taciuto, nei confronti di una persona di cui, ha sottolineato, "non stimiamo né il pensiero né l'operato".
Il punto nodale del ragionamento di Fresu risiede però nella distinzione tra la volontà del festival e le dinamiche di un evento che si svolge in un luogo privato. "Noi non abbiamo invitato Salvini. Noi non avremmo mai invitato Salvini", ha ribadito con forza il musicista. Tuttavia, ha aggiunto un elemento che introduce una sfumatura cruciale, quella del rispetto della proprietà altrui: "Noi non abbiamo il diritto di cacciare nessuno, soprattutto dalla casa degli altri".
Con questa frase, Fresu ha messo in luce quella che probabilmente è stata una delle ragioni della sua iniziale esitazione, dovendo gestire il delicato equilibrio tra il diritto di manifestare il dissenso – che rivendica come assoluto – e l'essere ospite nella storica dimora di Fabrizio De André, la cui vedova, Dori Ghezzi, era presente all'evento.
Le responsabilità dell'organizzazione e lo spirito del festival
Non è chiaro a chi vada attribuita l'effettiva richiesta di partecipazione del ministro; di certo, l'assenza di un'invito formale da parte degli organizzatori non ha impedito a Salvini di sedersi tra il pubblico. E proprio su questo aspetto è probabile che si sia giocata la partita più complessa per Fresu, che ha dovuto destreggiarsi tra l'indignazione del pubblico e la volontà di tutelare l'integrità di un festival che vanta una storia quasi quarantennale.
"Noi difendiamo l'etica del lavoro di tutte le persone che hanno organizzato questo e gli altri appuntamenti del nostro festival", ha scritto ancora Fresu, rivendicando la serietà di un progetto culturale che va ben oltre l'episodio contingente. Una chiusura, la sua, che riecheggia lo spirito di un evento nato dalla comunità di Berchidda, dove la musica è sempre stata intesa come strumento per "navigare e non per naufragare", una metafora potente che in questo caso è apparsa quanto mai calzante.
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