Milano perde un servizio di car sharing, Zity lascia la città dal 18 dicembre
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Redazione Economia
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La mobilità condivisa a Milano registra un nuovo, significativo arretramento con l’annuncio dell’interruzione del servizio free-floating di Zity by Mobilize, prevista per il prossimo 18 dicembre. La decisione, comunicata dalla società stessa, è stata motivata con le “circostanze di mercato” e la difficoltà nel garantire la “sostenibilità a lungo termine del business nel suo formato attuale”, una formula che, al di là delle parole, tradisce le profonde fatiche economiche del settore. Il modello operativo, stando a quanto trapelato, avrebbe generato perdite ingenti per ciascun veicolo, cifre che, seppur indicative, gettano una luce cruda su un ecosistema in affanno. Questo addio si inserisce in un contesto urbano complesso, dove i costi di gestione e le regolamentazioni stringenti stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza stessa del car sharing in modalità free-floating, costringendo gli operatori a ricalibrare le proprie strategie o, come in questo caso, a ritirarsi.
Un bilancio tra numeri positivi e insostenibilità economica
L’uscita di scena di Zity, che pure vanta un bilancio operativo quantitativamente rilevante, suona come un paradosso che evidenzia le contraddizioni del mercato. Dall’avvio delle attività nel 2022, il servizio aveva infatti costruito una base di oltre centotrentaseimila utenti, i quali avevano compiuto più di un milione e settecentomila noleggi, contribuendo – come sottolineato dall’azienda – a una riduzione tangibile delle emissioni di CO₂ nell’aria milanese. Tuttavia, questi dati, se da un lato testimoniano un’adesione di pubblico non trascurabile al principio della sharing mobility, dall’altro non sono bastati a colmare il divario finanziario. La transizione verso l’ecosistema Mobilize Share, menzionata nella nota ufficiale, appare quindi come un tentativo di riorganizzazione più ampio, il cui esito per la città resta al momento indeterminato.
Le ricadute per gli utenti e il quadro normativo
Agli iscritti al servizio, già informati della chiusura, non sono previsti rimborsi, una circostanza che li lascia privi di un’alternativa immediata all’interno dello stesso circuito. Tale situazione riflette una volatilità del mercato che ricade interamente sui consumatori, i quali vedono venir meno un’opzione di mobilità senza un preavviso tale da consentire una pianificazione alternativa. Parallelamente, l’evolversi del quadro regolamentare in diversi comuni italiani, Milano compresa, ha introdotto negli ultimi tempi modifiche che hanno ulteriormente compresso i margini operativi per gli operatori di car sharing, rendendo il business ancor più complesso da sostenere. Si tratta di dinamiche che, sommate, stanno ridisegnando il panorama della mobilità urbana condivisa, spingendola verso modelli forse differenti da quello free-floating puro.
Il futuro della mobilità condivisa in una città in transizione
L’abbandono di Milano da parte di Zity non costituisce un episodio isolato, ma piuttosto il sintomo di una fase di assestamento, se non di contrazione, per un settore un tempo considerato in crescita inarrestabile. La sharing economy applicata agli spostamenti urbani deve ora fare i conti con la cruda realtà dei bilanci, l’aumento dei costi e normative sempre più articolate, le quali, seppur nate con intenti di razionalizzazione, finiscono talvolta per scoraggiare gli investimenti. La scomparsa di un attore importante lascia un vuoto nel ventaglio di offerte a disposizione dei cittadini, costringendo a interrogarsi sulla reale fattibilità di questi servizi in assenza di un sostegno pubblico o di partnership più solide. Milano, dunque, si ritrova a osservare come un pezzo del suo puzzle di mobilità sostenibile venga rimosso, mentre il dibattito si sposta su quali forme potranno sopravvivere in un contesto economico divenuto più ostico.




