Telemarketing, 191 milioni di chiamate bloccate in otto mesi e sanzioni per 822.500 euro
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Redazione Economia
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Quasi 191 milioni di telefonate provenienti dall'estero con numeri italiani falsificati non hanno mai raggiunto i telefoni fissi e gli smartphone degli utenti italiani nei primi otto mesi del 2026. È il dato diffuso dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che ha fatto il punto sull'efficacia dei filtri anti-spoofing introdotti con la delibera 106/25/CONS per contrastare telemarketing e teleselling illegali.
Un filtro da 790mila chiamate al giorno
Tra gennaio e agosto le chiamate fermate hanno rappresentato il 7,2% del traffico internazionale complessivo, con una media di circa 790mila contatti al giorno che non hanno mai fatto squillare il telefono. La componente più rilevante riguarda i cellulari: 148 milioni di chiamate bloccate, pari al 49% di quelle in arrivo dall'estero con un numero mobile italiano. Altri 38 milioni di contatti esibivano un numero fisso nazionale, mentre 4,6 milioni utilizzavano numerazioni non conformi alle specifiche internazionali.
Il confronto con il periodo precedente all'estensione del blocco ai numeri mobili italiani, scattata il 19 novembre 2025, mostra una contrazione netta: le chiamate dall'estero con un numero di cellulare italiano sono passate da 26,8 milioni a 1,2 milioni al giorno, con un calo del 95%, mentre l'intero traffico internazionale è sceso da 34 a 11 milioni di chiamate quotidiane.
Dopo una prima fase in cui il traffico fraudolento ha tentato di eludere i filtri spostandosi sui prefissi esteri, anche quest'ultimo ha registrato una rapida flessione fino a tornare ai valori antecedenti all'introduzione delle misure.
Le sanzioni a Retelit e Tekmind
Insieme ai dati sui filtri, l'Autorità ha reso note due ordinanze ingiunzione adottate il 23 settembre 2026 nei confronti di Retelit Digital Services e Tekmind, rispettivamente da 700mila e 122.500 euro, per un totale di 822.500 euro. Le contestazioni riguardano la mancata attuazione delle misure stabilite dall'Autorità, ovvero la verifica della correttezza delle numerazioni utilizzate dai call center, compresa la generazione di numerazioni tramite la tecnica dello spoofing, e la gestione della numerazione assegnata secondo canoni di diligenza.
Retelit ha precisato di non svolgere né commissionare alcuna attività di telemarketing via call center per la vendita dei propri servizi, spiegando che la propria attività di operatore di telecomunicazioni si limita alla cessione in uso ad altri operatori autorizzati di numerazioni telefoniche. L'azienda ha definito il provvedimento «inatteso, nell'esito e nell'entità», riservandosi le opportune valutazioni.
Lo spoofing e il numero che compare sul display
La tecnica al centro del fenomeno sfrutta il funzionamento della telefonia su internet: il numero che appare sul display di chi riceve non è un dato verificato dalla rete, ma un campo che chi chiama compila autonomamente. Attraverso infrastrutture VoIP, il chiamante reale può sostituire il proprio identificativo con un numero italiano esistente o inventato, aumentando la probabilità che la telefonata venga risposta.
La stretta sui filtri ha prodotto un effetto collaterale utile per le indagini: impedendo la consegna di decine di milioni di chiamate camuffate dall'estero, l'Autorità ha potuto circoscrivere il fenomeno e risalire, partendo dalle segnalazioni, agli operatori e ai call center attivi sul territorio nazionale con condotte non conformi alla normativa.
Le segnalazioni al Garante privacy
Sul fronte della protezione dei dati personali, il quadro resta consistente. Nel 2025 sono arrivate al Garante privacy oltre 104mila segnalazioni di chiamate indesiderate, una ogni cinque minuti, mentre nei primi sette mesi del 2026 sono state più di 37mila, oltre 170 al giorno. Il dato è stato reso noto da Agostino Ghiglia, componente del Collegio del Garante della Privacy, durante il convegno «Vita digitale e dati personali» promosso dallo stesso Garante con le associazioni dei consumatori.
Nel luglio 2026 il Garante aveva inoltre sanzionato TIM per 9 milioni e 516mila euro, contestando l'insufficienza dei controlli sulla filiera dei call center e l'inosservanza degli obblighi in materia di esercizio dei diritti degli interessati. L'istruttoria aveva ricostruito un meccanismo attraverso il quale call center abusivi raccoglievano illecitamente dati personali facendo credere agli utenti di dialogare con agenti autorizzati, per poi generare un ricontatto apparentemente regolare attraverso numerazioni iscritte al Registro degli operatori di comunicazione.
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