I prezzi del gas tornano a salire, tra gelo, stoccaggi e le parole di Trump a Davos

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Ci avviciniamo ai giorni della merla con il gas europeo che, abbandonando ogni sembianza di commodity stagionale, si riafferma come una variabile macroeconomica instabile e pronta a mordere. Il movimento registrato nelle ultime settimane, d’altronde, è stato rapido e violento, seguendo una narrativa che il mercato conosce fin troppo bene ma che tende a ignorare fino a quando non si trasforma in costo concreto. Da quei minimi, l’indice di riferimento TTF ha infatti messo a segno un rialzo di circa il 47%, con accelerazioni particolarmente marcate proprio nell’ultimo periodo.

La soglia psicologica superata

Una spinta che ha portato le quotazioni a sfondare la soglia psicologica dei 40 euro al megawattora ad Amsterdam, un livello che non veniva toccato da marzo del 2025, con un balzo giornaliero che ha toccato il 9,2%. Parallelamente, il prezzo all’ingrosso italiano, il cosiddetto Punto di Scambio Virtuale, ha rotto ogni indugio volando a 0,45 euro per standard metro cubo, segnando un incremento del 30% in una sola settimana. Una dinamica che conferma come la stabilità dei mesi precedenti fosse soltanto una tregua fragile, destinata a interrompersi al primo vero scossone climatico o geopolitico.

I fattori della pressione rialzista

A concorrere all’impennata, la cui entità ha sorpreso alcuni osservatori, concorrono almeno tre elementi. In primo luogo, l’ondata di freddo che sta investendo il continente, la quale non solo aumenta la domanda per il riscaldamento ma sta anche erodendo le scorte accumulate: le riserve dell’Unione Europea, infatti, sono scese sotto la soglia del 49%, un dato che desta preoccupazione nonostante l’Italia si confermi il paese più solido con i suoi stoccaggi ancora oltre il 63%. A questo si aggiunge, inesorabile, il quadro geopolitico, tornato a pesare sulla stabilità delle forniture dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Davos e le rinnovate tensioni transatlantiche sulla questione della Groenlandia, fattori che iniettano un potente elemento di incertezza nei mercati.

Lo scenario per i consumatori

Il risultato di questa combinazione, nella quale il gelo si somma all’instabilità politica, è una nuova e significativa fiammata dei prezzi che riporta le quotazioni ai livelli di giugno dello scorso anno. Una situazione che, sebbene lontana dai picchi storici del recente passato, riaccende inevitabilmente l’allarme per l’andamento delle bollette, costringendo gli operatori a monitorare con attenzione estrema ogni evoluzione, sia meteorologica che diplomatica, in uno scenario dove la semplice previsione stagionale non basta più a delineare un trend.

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