Unione europea, la svolta sugli stoccaggi di gas: meno scorte per frenare i prezzi
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Redazione Esteri
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Bruxelles cambia strategia. Mentre il consumo di gas nell’Unione è destinato a calare del 36% entro il 2040 – trainato dall’elettrificazione, dall’espansione delle rinnovabili e dallo sviluppo dell’idrogeno – la funzione di questa fonte fossile si fa paradossalmente più strategica, concentrandosi sulla sicurezza del sistema durante i picchi di domanda, gli inverni più rigidi o le fasi di bassa produzione eolica e solare. Lo scenario futuro, delineato da uno studio realizzato per Gas Storage Europe da Compass Lexecon e Artelys, tratteggia un’infrastruttura di stoccaggio destinata a diventare il vero pilastro della resilienza continentale, con la capacità di erogazione destinata a pesare più del volume complessivo di gas accumulato nei momenti di maggiore stress. Eppure, è proprio sul fronte degli stoccaggi – e sulle tempistiche del loro riempimento – che arriva oggi una virata significativa da parte della Commissione europea, sollecitata dall’impennata dei prezzi generata dal conflitto in Iran.
La raccomandazione controcorrente: meno gas, più gradualità
Secondo quanto riportato dal *Financial Times*, che cita una lettera inviata dall’esecutivo comunitario agli Stati membri, l’invito è a ridurre gli obiettivi di riempimento delle riserve sotterranee, portandoli all’80% della capacità, dieci punti percentuali in meno rispetto agli standard fissati negli anni precedenti. L’esortazione, che arriva dopo la chiusura dei mercati di venerdì, rompe con la prassi consolidata: in tarda primavera, quando le temperature si alzano e i consumi calano, la prassi sarebbe quella di accumulare quanto più possibile in vista del prossimo autunno. Questa volta, invece, si chiede di procedere con gradualità, iniziando il riempimento più tardi o con ritmi più lenti, per evitare di alimentare ulteriormente una domanda già surriscaldata dall’incertezza geopolitica.
La crisi in Iran e l’effetto domino sul mercato del gas
Lo sfondo di questa inversione di rotta è il conflitto scoppiato in Medio Oriente, con gli attacchi militari tra Stati Uniti, Israele e Iran che hanno colpito infrastrutture energetiche strategiche. In particolare, le ripercussioni si sono fatte sentire nel settore del gas naturale liquefatto: la produzione di alcuni impianti chiave in Qatar, uno dei principali fornitori dell’Europa, ha subito interruzioni che richiederanno tempi di riparazione lunghi, stimati in diversi anni, con una perdita di capacità esportativa che ha immediatamente fatto schizzare i prezzi. Il benchmark europeo, il TTF, ha registrato aumenti superiori al 30% in poche sedute, e la volatilità è tornata a essere un fattore dominante. In questo contesto, una corsa all’acquisto per riempire gli stoccaggi secondo i vecchi parametri avrebbe rischiato di innescare un ulteriore rialzo delle quotazioni, penalizzando famiglie e industrie.
La nuova funzione strategica del gas in un sistema in transizione
Paradossalmente, mentre la domanda strutturale di gas cala – con prospettive che vedono un ridimensiono significativo entro il prossimo decennio – la sua importanza come *backup* per il sistema elettrico diventa centrale. Lo studio commissionato da Gas Storage Europe sottolinea che, nei periodi di prolungata assenza di vento o di picchi di freddo, il gas rimarrà l’unica fonte in grado di garantire flessibilità su larga scala, con gli stoccaggi destinati a coprire più della metà della domanda invernale durante le ondate di freddo più intense. La capacità di estrarre rapidamente il gas (la cosiddetta *withdrawal capacity*) diventa quindi un parametro più critico della semplice quantità di scorte accumulate, richiedendo un aggiornamento delle regole di sicurezza e una pianificazione più coordinata tra i Ventisette.
La risposta di Bruxelles tra flessibilità e contenimento
La lettera della Commissione, quindi, cerca di coniugare la necessità di sicurezza con l’urgenza di non alimentare la speculazione. L’indicazione di abbassare il target all’80% non è solo una concessione alla realtà dei mercati, ma un tentativo di offrire un segnale di stabilità agli operatori, alleggerendo la pressione sugli acquisti immediati. La strategia suggerita è quella di distribuire il riempimento su un arco temporale più lungo, evitando il classico effetto “collasso” della domanda concentrata nei mesi estivi. Un approccio che tiene conto della fragilità attuale delle catene di approvvigionamento globali, con il gas liquefatto che viaggia su rotte sempre più congestionate e contendibili tra Europa e Asia, in un equilibrio reso ancora più precario dalle tensioni nel Golfo Persico.




