Stoccaggi gas al 28%, l’ombra del conflitto nel Golfo minaccia l’inverno europeo
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Redazione Economia
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L’Europa si affaccia alla stagione estiva con una vulnerabilità energetica che non si registrava dal picco della crisi del 2022. Secondo il Summer Supply Outlook 2026 pubblicato oggi da ENTSOG (l’associazione dei gestori europei delle reti del gas), i livelli di riempimento degli stoccaggi UE sono scesi al 28%, segnando il punto più basso dell’ultimo triennio. Un dato che equivale a circa 314 TWh, cioè 29 miliardi di metri cubi, e che riporta la memoria ai livelli pre-crisi, ma con una differenza sostanziale: allora non c’era una guerra aperta in Medio Oriente a complicare ogni previsione. Ad accendere i riflettori, ci pensa la Rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione del gas (la stessa ENTSOG) nel rapporto sulle prospettive del mercato, dove si legge che la capacità di reazione del continente dipenderà sempre più da importazioni record di Gnl. L’Italia, in questo quadro, prova a guidare la resistenza europea, ma lo shock nello Stretto di Hormuz – dove si concentra una fetta decisiva del traffico mondiale di gas liquefatto – rischia di svuotare i depositi ancor prima che l’inverno bussi alle porte.
Il monito dei gestori: fare scorte subito, la guerra in Iran riduce l’offerta di Gnl
“Agire in fretta e prepararsi a mettere mano al portafogli”: così si potrebbe riassumere il duplice suggerimento che arriva da Bruxelles, dove questa mattina si è riunito il gruppo di coordinamento sul gas. A lanciare il campanello d’allarme è lo stesso ENTSOG, attraverso la voce del suo direttore generale Piotr Kuś, secondo cui “l’Europa si appresta ad affrontare la stagione estiva delle iniezioni con un livello di riserve molto inferiore rispetto agli ultimi anni, in un momento in cui i mercati energetici globali e l’offerta sono sotto pressione”. La pressione, va detto, non deriva da dinamiche speculative o da una banale ondata di freddo fuori stagione, ma dal conflitto che vede Stati Uniti e Israele impegnati in Iran. Un fronte caldo – mai espressione fu più azzeccata – che riduce l’afflusso di Gnl dai terminali mediorientali e mette in crisi la logistica delle navi metaniere, molte delle quali devono ora affrontare rotte alternative più lunghe e costose.
Nessun rischio immediato, ma conseguenze a lungo termine per le riserve
Dalla riunione del gruppo di coordinamento sul gas tenutasi a Bruxelles è emersa una posizione che potremmo definire prudente ma non rassicurante: l’Unione europea non registra “rischi immediati di sicurezza dell’approvvigionamento”, ma sono prevedibili “conseguenze a lungo termine”. Tradotto: oggi i rubinetti non sono ancora a secco, e le forniture continuano a scorrere – seppur a costi crescenti – ma lo scenario potrebbe capovolgersi rapidamente se il conflitto nello Stretto di Hormuz dovesse intensificarsi. È stata ribadita, in quella sede, la necessità di iniziare a preparare le scorte per l’inverno senza attendere l’autunno, puntando su target di stoccaggio ambiziosi. Il nodo, tuttavia, è che per riempire i depositi servono quantità industriali di Gnl, e gran parte di quello disponibile sul mercato globale transita proprio in quelle acque dove oggi si incrociano droni, navi da guerra e petroliere ferme in rada.
L’Italia guida la resistenza, ma Hormuz è il vero collo di bottiglia
L’Italia, va riconosciuto, ha finora giocato un ruolo da traino nel tentativo di diversificare le forniture: i rigassificatori di Piombino e Ravenna, per citare gli ultimi arrivati, hanno aumentato la capacità nazionale di importazione. Eppure, nessuna infrastruttura a terra può sostituire la libertà di navigazione in uno stretto dove passa quasi un terzo del Gnl mondiale. Se lo shock militare dovesse tradursi in un blocco – anche solo parziale – dei transiti, l’intera strategia di riempimento degli stoccaggi europei rischierebbe di crollare come un castello di carte. I gestori lo sanno, e per questo chiedono di accelerare sugli acquisti già da aprile, magari pagando prezzi più alti, pur di mettere al sicuro le riserve. La domanda, inevitabile, è se i cittadini europei – già provati da due anni di rincari – saranno disposti a sostenere un nuovo aumento delle bollette per finanziare questa corsa contro il tempo.




