Papa Leone XIV incontra Robert De Niro, che a Roma lancia un monito su Trump

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In una mattina romana che univa la sacralità del Vaticano al bagliore del cinema, papa Leone XIV ha ricevuto in un incontro privato l’attore Robert De Niro, il quale, pur non essendo nuovo a simili occasioni, ha mostrato un rispetto genuino durante il breve colloquio. Il Pontefice, rompendo il ghiaccio con un cordiale “Piacere di incontrarti!”, ha dato il via a uno scambio di convenevoli, cui l’interprete due volte premio Oscar, sorridendo, ha prontamente risposto “Piacere mio!”. Quella stretta di mano, sebbene rapida, rappresentava il culmine di una visita lampo dell’ottantaduenne divo, statunitense di sangue molisano, desideroso di omaggiare il capo della Chiesa cattolica, suo connazionale, prima di lasciare la Capitale. L’udienza, che si è svolta all’interno del Palazzo Apostolico, ha così suggellato un itinerario intenso, il quale, oltre al gesto di omaggio al Santo Padre, includeva anche impegni di natura ben più terrena.

Le tappe romane dell'attore, tra onorificenze e affari

Poche ore prima di varcare la soglia del Vaticano, infatti, Robert De Niro era stato ricevuto in Campidoglio dal sindaco Roberto Gualtieri, il quale non ha mancato di tributargli la Lupa Capitolina, la massima onorificenza che l’amministrazione capitolina assegna a personalità di spicco. Quel riconoscimento, consegnato nella sala dove si decidono le sorti della città, ha ufficialmente sancito il legame, ormai consolidato, tra l’attore e Roma, una relazione che si è concretizzata anche nell’inaugurazione di un hotel di cui egli stesso è co-proprietario. L’intera due giorni italiana, pertanto, è stata caratterizzata da un susseguirsi di appuntamenti istituzionali e imprenditoriali, i quali, seppur di natura diversa, hanno contribuito a tessere la trama di una presenza tanto breve quanto significativa.

Il monito politico durante la serata al cinema

La dimensione pubblica del suo viaggio, tuttavia, ha mostrato il proprio volto più schietto in occasione di una proiezione al The Space Cinema Moderno, dove, dinanzi a una platea di giovani e scuole di cinema riuniti per l’evento conclusivo del Fuori Sala, l’attore ha abbandonato i toni ufficiali per esprimere senza mezzi termini la propria preoccupazione. Interpellato da Walter Veltroni sul clima politico negli Stati Uniti, alla vigilia di un nuovo mandato del presidente Donald Trump, De Niro ha lanciato un appello che suonava come un vero e proprio j’accuse, esortando a “reagire” per evitare quella che, a suo dire, potrebbe configurarsi come una “dittatura fascista”. Le sue parole, asciutte e cariche di apprensione, si sono chiuse con un accorato “Che Dio ci aiuti”, un’invocazione che ha fatto eco nel silenzio della sala, subito dopo la visione del capolavoro di Sergio Leone “C’era una volta in America”, di cui l’attore è indimenticabile protagonista.

Tra immagine e sostanza, un dialogo a distanza

Quel commento, perentorio e diretto, ha creato un curioso contrasto con l’immagine pubblica dell’attore ritratto poche ore dopo mentre scambiava un sorriso formale con il papa, quasi a delineare i due poli di una personalità pubblica che, da una parte, adempie ai doveri mondani e, dall’altra, sente l’urgenza di prendere posizione su questioni che ritiene fondamentali. La serata al cinema, ideata dal format “Alice nella città”, è dunque diventata il palcoscenico per un messaggio di allarme lanciato senza filtri, il quale, sebbene espresso in territorio italiano, aveva chiaramente come bersaglio le dinamiche politiche della sua nazione, mostrando come gli impegni romani dell’artista abbiano spaziato dall’amicizia istituzionale alla riflessione civile più profonda.

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