Virus respiratori in netta crescita, il Piemonte registra 40 mila casi in sette giorni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   L'ondata di infezioni respiratorie acute, che da metà ottobre ha già coinvolto oltre duecentosessantamila persone nella sola regione Piemonte, mostra un incremento sostenuto tanto da spingere le autorità sanitarie a lanciare un preciso allarme. Nella prima settimana di dicembre, infatti, i nuovi casi hanno toccato la soglia dei quarantamila, un dato che si inserisce in un quadro nazionale dove si stimano settecentomila malati nello stesso arco temporale. Un aumento consistente, quello registrato dai sistemi di monitoraggio, che anticipa il picco epidemico atteso per la fine del mese e che ha già fatto scattare, negli ospedali, i piani di contingenza studiati per evitare il sovraffollamento dei reparti.

I dati nazionali dell'Iss e il ruolo del virus A/H3N2

A livello italiano, la curva epidemica continua a salire in maniera marcata. Secondo i bollettini di RespiVirNet, il sistema di sorveglianza coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità, nella prima settimana di dicembre sono stati circa seicentonovantacinquemila gli italiani costretti a letto da sindromi simil-influenzali, con un incremento di circa centomila unità rispetto ai sette giorni precedenti. Dall’inizio della stagione di monitoraggio, il computo totale dei contagi ha ormai superato ampiamente la soglia dei quattro milioni, un dato che conferma la recrudescenza di patologie che, dopo un periodo di circolazione più contenuta, stanno trovando un terreno nuovamente fertile.

La circolazione del nuovo ceppo K e i sintomi prevalenti

L'agente patogeno maggiormente isolato, in questa fase, è il virus influenzale di tipo A, nella sua sottovariante A/H3N2. Si tratta di un ceppo noto alla scienza, la cui circolazione era tuttavia diminuita negli anni scorsi, e che oggi si ripresenta con una particolare virulenza, complici anche le sue mutazioni. Ad accrescere l'attenzione degli epidemiologi, infatti, è l'emersa diffusione di un nuovo sottoclade, identificato con la lettera K, già osservato nei mesi scorsi nell'emisfero australe e ora segnalato anche nel nostro paese. Le manifestazioni cliniche più frequenti, per chi viene colpito, rimangono quelle classiche: febbre spesso alta, dolori muscolari e articolari diffusi, mal di gola e tosse. Non sono rari, in particolare nei bambini, gli episodi gastrointestinali che si accompagnano al quadro respiratorio.

Le prospettive per le prossime settimane

L’incidenza, calcolata in 12,4 casi per mille assistiti, sta dunque procedendo lungo la traiettoria di crescita che gli esperti prevedevano, con una curva che non accenna ad appiattirsi. Il momento di massima intensità dell'epidemia, stando ai modelli matematici che analizzano la velocità di diffusione dei contagi, è atteso nel periodo compreso tra la fine di dicembre e il mese di gennaio, una tempistica che rischia di coincidere con i tradizionali spostamenti legati alle festività. La situazione, per quanto monitorata costantemente, impone quindi una rinnovata prudenza, soprattutto da parte delle fasce di popolazione più vulnerabili.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.