Torino e il Piemonte nella morsa dei virus respiratori, picco atteso per fine mese

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La regione, insieme al resto del Paese, sta affrontando un aumento sostenuto delle infezioni, come confermato dalle rilevazioni dell'Istituto Superiore di Sanità, che nella sola ultima settimana ha registrato quarantamila nuovi casi nell'area piemontese, contribuendo a un totale regionale di duecentosessantamila contagi dal medio ottobre. Un dato, questo, che si inserisce in un contesto nazionale dove i casi settimanali hanno superato quota seicentocinquantamila, spingendo gli esperti a parlare di una curva in netta ascesa che sta mettendo a letto, dall'inizio del periodo di sorveglianza, circa quattro milioni di persone. Gli ospedali, consapevoli della pressione crescente, hanno già attivato i piani anti-affollamento per gestire l'ondata che, secondo le proiezioni, dovrebbe raggiungere il suo apice nella seconda metà di dicembre, minacciando di interferire con lo svolgimento delle prossime festività.

Il ruolo predominante del ceppo influenzale A/H3N2

A guidare l'impennata dei contagi, che ha portato l'incidenza a toccare i 12,4 casi ogni mille assistiti, è il virus influenzale di tipo A, con una particolare predominanza del sottotipo H3N2. Questo agente patogeno, pur essendo noto alla comunità scientifica, negli ultimi anni aveva circolato in misura minore, fattore che potrebbe parzialmente spiegare la vulnerabilità riscontrata nella popolazione. A complicare il quadro, come segnalato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, è la circolazione di un nuovo ceppo, un sottoclade denominato K, emerso nei mesi scorsi nell'emisfero australe e ora presente anche nel nostro paese, il quale sembra contribuire in maniera significativa alla diffusione dell'epidemia. I sintomi, che vanno dalla febbre alta e i dolori muscolari al mal di gola e, in alcuni casi, a disturbi gastrointestinali, stanno tenendo lontani dal lavoro e dalle scuole un numero crescente di cittadini.

L'allarme degli infettivologi e la definizione di "flunami"

La virulenza di questa ondata ha spinto alcuni specialisti a coniare termini efficaci per descriverne la portata: l'infettivologo Matteo Bassetti, ad esempio, ha utilizzato la parola "flunami", un neologismo che fonde influenza e tsunami, per dare l'idea di un'epidemia particolarmente aggressiva. Il professore, nel valutare la situazione globale, non ha esitato a definirla come la peggiore provocata dal virus H3N2 degli ultimi trenta o quarant'anni, sottolineando come il fenomeno non sia confinato ai confini italiani ma interessi gran parte del mondo. Una valutazione che, seppur espressa in termini forti, riflette la concretezza dei numeri raccolti dai sistemi di sorveglianza e la preoccupazione degli addetti ai lavori, chiamati a gestire reparti sempre più affollati.

La risposta del sistema sanitario e la situazione negli ospedali

Di fronte a questi numeri, la macchina sanitaria si è mossa per tempo, cercando di organizzare una risposta coordinata per non far collassare i pronto soccorso e i reparti di medicina interna. I piani di contingenza, studiati proprio per fasi di elevata pressione, prevedono la rimodulazione degli accessi, il potenziamento delle terapie domiciliari e, dove possibile, il differimento di interventi non urgenti, nell'intento di garantire le cure necessarie ai pazienti più fragili e a quelli con sintomatologie severe. La sfida, complessa, è quella di traghettare il paese verso il picco epidemico, atteso per le prossime settimane, cercando di mitigarne l'impatto sulla tenuta degli ospedali e sulla salute pubblica.

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