L’Inter si dissolve nel momento in cui avrebbe dovuto compiere il salto di qualità
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Redazione Sport
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Quella che doveva essere la notte della consacrazione è diventata, per l’Inter, l’ennesima dimostrazione di una fragilità che persiste nonostante i progressi. A Monaco di Baviera, dove poco più di un mese fa i nerazzurri avevano trovato la scintilla per crederci, si è consumata una débâcle senza precedenti: un 5-0 subito contro il Paris Saint-Germain che non lascia spazio a interpretazioni. Se la superiorità tecnica degli avversari era prevedibile, ciò che ha sorpreso è stato il crollo atletico e mentale di una squadra che, fino a poche settimane fa, sognava il triplete.
La stagione, iniziata con ambizioni elevate, si è trasformata in una sequenza di occasioni mancate. Dopo l’eliminazione in Coppa Italia per mano del Milan e la perdita dello scudetto a favore del Napoli, la Champions League rappresentava l’ultima possibilità di riscatto. Invece, quello che avrebbe potuto essere un punto di arrivo è diventato il simbolo di un fallimento collettivo. La differenza tra le due squadre, già evidente sul piano del valore individuale, è apparsa incolmabile per via di un approccio psicologico diametralmente opposto: da una parte, il PSG ha giocato con la freddezza di chi sa di poter contare su risorse infinite; dall’altra, l’Inter ha mostrato i segni di una tensione che l’ha paralizzata.
Simone Inzaghi, che fino a ieri sembrava aver costruito un progetto solido, si trova ora a dover rispondere di scelte tattiche discutibili e di un’impreparazione atletica lampante. La dirigenza, dal canto suo, dovrà valutare se e come ripartire, in un contesto economico che non permette errori. I giocatori, alcuni dei quali potrebbero lasciare il club, hanno dimostrato di non reggere il peso di una partita così carica di significato.




