Calabria, soccorsi in ritardo e pronto soccorso in affanno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'ultimo rapporto dell'Agenas, che valuta le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale, restituisce un'immagine dai forti contrasti, dove a timidi miglioramenti negli screening e nei servizi territoriali fa da contraltare una situazione critica, per non dire drammatica, in molti reparti di emergenza-urgenza. La Calabria, in particolare, si ritaglia una maglia nera, confermandosi la regione con le performance più preoccupanti, un dato che si ripete con una costanza che lascia poco spazio all'ottimismo. Mentre altrove si registrano segnali di lenta ripresa, qui le criticità appaiono ormai croniche, radicate in un sistema che fatica a garantire i livelli essenziali di assistenza, quelli che per i cittadini si traducono in interventi tempestivi e in un'accoglienza dignitosa quando la paura e il dolore bussano alla porta.

Le ambulanze che non arrivano

Il dato più eclatante, che da solo basterebbe a descrivere l'emergenza, è quello relativo ai soccorsi esterni: in quarantuno delle centodieci aziende sanitarie italiane, l'attesa media per l'arrivo di un'ambulanza supera i venti minuti, una soglia già di per sé considerata al di sopra degli standard nazionali. La Calabria, tuttavia, va ben oltre questa media già negativa, toccando punte di attesa che si avvicinano ai trenta minuti, un lasso di tempo che, in certe circostanze, può fare la differenza tra la vita e la morte. Si tratta di ritardi che non dipendono dalla professionalità degli operatori, i quali spesso operano in condizioni proibitive, ma da una carenza strutturale di mezzi e di personale, un problema di organizzazione che grava sulle spalle di chi ha bisogno di cure immediate.

L'assedio nei pronto soccorso

A completare un quadro desolante ci pensano i dipartimenti di emergenza, dove i pazienti sono costretti ad attese interminabili prima di essere visitati o ricoverati. Il caso del Policlinico di Monserrato, a Cagliari, è esemplare e rappresenta un record nazionale negativo: quasi un paziente su quattro aspetta in pronto soccorso per otto ore, una cifra che racconta di reparti al collasso, sovraffollati e in affanno. Una situazione analoga, sebbene con numeri leggermente diversi, si registra nel Brotzu, che condivide con la struttura di Monserrato le pesanti criticità messe nero su bianco dall'Agenas. Queste lunghe permanenze, che trasformano i corridoi in camere d'attesa, sono la spia di un malfunzionamento a monte, legato alla carenza di posti letto in reparto e a una difficoltà nel gestire i flussi in entrata, i quali, a loro volta, risentono della debolezza dell'assistenza territoriale.

Le inchieste e le responsabilità

La cronaca nera, purtroppo, ha più volte portato alla luce le conseguenze estreme di questi ritardi, con inchieste della magistratura che hanno cercato di far luce su responsabilità precise, accertando, in alcuni casi, un nesso di causalità tra la lentezza dei soccorsi e esiti tragici. Le indagini, condotte con scrupolo e rispetto per le vittime, non si limitano a individuare eventuali colpe individuali, ma cercano di ricostruire la catena di disservizi che porta a simili eventi, mettendo in luce le falle di un sistema che non sempre riesce a proteggere i più fragili. Sono processi che, al di là degli esiti giudiziari, rappresentano un monito per le istituzioni e un doloroso termometro dello stato di salute di una sanità pubblica che in alcune regioni mostra crepe profonde.

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