Borse europee in affanno per le tensioni tra Stati Uniti e Cina
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Redazione Economia
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Le borse europee, che già navigavano in acque incerte in attesa dell'avvio della stagione degli utili trimestrali delle grandi banche d'oltreatlantico, hanno registrato un generale peggioramento dell'umore finanziario a causa del riacutizzarsi delle frizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Le aspettative di un nuovo taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, ormai date per scontate dagli operatori con una probabilità superiore al novantasette per cento, non sono bastate a controbilanciare l'ondata di prudenza. Questo clima di attesa, che spinge gli investitori a interrogarsi sulla reale capacità dei listini di proseguire la loro corsa, si è riflesso in un calo generalizzato degli indici, i quali, nonostante il sostegno offerto dalle politiche monetarie, mostrano segni di affaticamento.
Il quadro delle piazze finanziarie
Il listino di Milano, in particolare, ha chiuso la seduta in netto ribasso, lasciando sul terreno quasi un punto percentuale e trascinato verso il basso da alcuni dei suoi titoli più rappresentativi. Analoga sorte è toccata alle altre piazze continentali: Francoforte ha perso oltre l'un per cento, Parigi si è contratta di quasi lo zero virgola ottantaquattro per cento e Londra ha registrato un più moderato calo, attestandosi su una flessione dello zero virgola trentuno per cento. Lo Stoxx 600, l'indice pan-europeo di riferimento, ha ceduto a sua volta più di tre quarti di punto percentuale, con i settori industriali più pesanti a fare da zavorra. Anche i future sui principali indici di Wall Street, del resto, prefiguravano un avvio di settimana in territorio negativo.
I titoli sotto la lente a Piazza Affari
Nella piazza italiana, l'attenzione si è concentrata sul comparto bancario, finito sotto pressione dopo la decisione dell'Abi di approvare un contributo del settore alla manovra economica. Tra i titoli più penalizzati, Stellantis ha segnato un calo particolarmente accentuato, scivolando di circa il tre per cento e influenzando negativamente l'intero paniere. Hanno chiuso in territorio negativo anche i principali indici di categoria, dal Ftse Mib al Ftse Italia All-Share, insieme a una lunga serie di società, tra le quali Amplifon, Leonardo, Banco BPM e Fincantieri. Qualcuna di esse, tuttavia, è riuscita a limitare le perdite, mostrando una relativa resilienza in un contesto generale di vendite.
Le materie prime e i cambi
In questo scenario, a tenere alta la bandiera dei rialzi ci hanno pensato soprattutto i metalli preziosi, il cui rally prosegue indisturbato, alimentato proprio dalle previsioni di una politica monetaria più accomodante. L'oro, in particolare, non arresta la sua corsa, con il prezzo spot che ha toccato un nuovo record, arrivando a sfiorare i quattromilacentotrenta dollari per oncia dopo aver superato la soglia dei quattromilacento. Anche l'argento ha seguito il medesimo trend, raggiungendo livelli senza precedenti. Sul fronte valutario, l'euro si è mostrato sostanzialmente stabile rispetto al dollaro, attestandosi su un cambio di 1,156, mentre lo spread Btp-Bund non ha mostrato particolari scossoni, restando contenuto in un range ristretto.




