Borse europee in affanno, Milano traina i ribassi mentre Trump alimenta tensioni commerciali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente, dopo oltre tre ore e mezza di contrattazioni, mostrano segnali di debolezza, con il Ftse Mib di Milano in netto svantaggio (-0,9%), seguito da Parigi (-0,54%), Madrid (-0,25%), Francoforte (-0,2%) e Londra (-0,1%), quest’ultima appena scivolata in territorio negativo. A pesare, oltre all’attesa per le prossime trimestrali, è soprattutto l’incertezza legata alla riunione del direttivo della Bce in programma giovedì, dalla quale – stando alle attuali previsioni – non ci si aspetta variazioni sui tassi.

Intanto, i future statunitensi continuano a puntare al rialzo, in un contesto che vede Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, perdere progressivamente credibilità presso gli operatori di mercato. Se in passato dichiarazioni o minacce del presidente americano – che pure ha fatto del protezionismo una bandiera – generavano immediati sussulti di volatilità, questa volta la reazione appare più contenuta, quasi come se gli investitori avessero già parzialmente scontato l’aggressività della sua retorica. Eppure, i warning lanciati dall’amministrazione Usa, uniti alla prospettiva di nuovi dazi, potrebbero rivelarsi elementi destabilizzanti per i listini globali, sia sul fronte azionario che obbligazionario.

Proprio la questione dei dazi, del resto, rimane un nodo cruciale. Con la scadenza del 1° agosto – data oltre la quale Washington minaccia di inasprire le misure commerciali – l’Europa si prepara a rispondere con due pacchetti di contromisure, rispettivamente da 21 e 72 miliardi di euro. Un braccio di ferro che, mentre la diplomazia arranca, spinge gli investitori a cercare rifugio in quei titoli tradizionalmente considerati più resilienti alle turbolenze.

A Milano, intanto, il settore bancario fa registrare performance particolarmente deludenti, contribuendo ad aggravare il tono già negativo del listino. Stellantis, per esempio, cede l’1,4%, riflettendo un clima di prudenza che si estende oltre i confini nazionali. L’immobilismo nelle trattative tra Bruxelles e Washington, d’altronde, non favorisce ottimismo, spingendo molti a privilegiare strategie difensive in attesa di segnali più chiari

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