Borse europee in affanno tra dati americani e attesa per i bilanci
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Redazione Economia
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Le borse europee, in una giornata caratterizzata da evidente debolezza, risentono del duplice peso delle recenti statistiche sul mercato del lavoro statunitense e dell’imminente pubblicazione di una nuova tornata di trimestrali. L’incertezza, che si manifesta attraverso una volatilità persistente, investe in particolare gli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale, i cui sviluppi finanziari sono oggetto di attenta valutazione da parte degli operatori. Sul fronte valutario, intanto, il dollaro consolida la sua posizione di forza rispetto alle principali valute, un dinamismo che spinge l’euro a scendere fino a quotarsi a 1,1537 sul biglietto verde.
L'avvio contrastato di Piazza Affari
Nella seduta d’apertura, la Borsa di Milano ha mostrato segnali contrastanti, con indici che hanno registrato progressi meramente frazionali. Alle ore 10.25, il FTSEMib segnava un guadagno dello 0,28% portandosi a 43.188 punti, dopo aver oscillato in un range piuttosto ristretto; performance analogamente positive venivano rilevate per il FTSE Italia All Share, in rialzo dello 0,29%, e per gli indici che rappresentano le medie e piccole capitalizzazioni. Questo quadro iniziale, tuttavia, nascondeva una fragilità di fondo, destinata a emergere nel corso della mattinata.
L'inversione al ribasso e il ruolo dei dati macro
La situazione è rapidamente mutata, con Piazza Affari che ha invertito la rotta per scivolare in territorio negativo, un -0,7% che rifletteva fedelmente l’andamento generale degli altri listini europei. La tensione degli investitori si è concentrata in attesa dei dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti, un indicatore cruciale per le prossime mosse della Federal Reserve in materia di tassi di interesse. Lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi, nel frattempo, si attestava a 76 punti base, con il rendimento del titolo decennale nazionale che raggiungeva il 3,42%.
I casi eclatanti in un mercato in difficoltà
In un contesto generale di calo, alcuni titoli sono riusciti a distinguersi positivamente. Tim, per esempio, ha chiuso con un incremento del 2,4%, diventando uno dei pochi fari in una seduta opaca. Ancora più significativa è stata l’ottima performance di Mps, la cui quotazione è salita del 2% dopo la diffusione di conti che hanno superato le previsioni degli analisti. L’istituto di credito senese, che ha registrato un utile di 1,37 miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno, ha visto infatti un calo del 12% su base annua, un dato che, se depurato dall’effetto delle imposte straordinarie dell’esercizio precedente, si traduce invece in una crescita del 17%.




