La giornata del Parkinson e quei numeri (più alti del previsto) che raccontano una sfida sanitaria silenziosa
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Redazione Salute
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La ricorrenza, caduta puntualmente l’11 aprile, porta con sé un’evidenza che spesso si tende a sottovalutare: la malattia di Parkinson non è soltanto il tremore che l’immaginario collettivo le attribuisce, ma un complesso intreccio di conseguenze neurologiche, economiche e sociali la cui portata, in Italia, assume dimensioni decisamente ragguardevoli. Se si osservano i dati diffusi in occasione di questa Giornata mondiale, emerge un quadro che obbliga a riflettere sulla pressione esercitata sul sistema sanitario; una pressione destinata ad aggravarsi, stando alle proiezioni dell’Istituto superiore di sanità, che prevede un raddoppio dei casi entro il 2050.
A oggi, le stime parlano di circa 300mila pazienti sul territorio nazionale – un numero che sale a 230mila secondo altre rilevazioni (quelle dell’Osservatorio nazionale di Fondazione Limpe e della Società italiana di neurologia) – ai quali vanno aggiunti circa 600mila familiari coinvolti direttamente nell’assistenza quotidiana. Il peso economico complessivo, che include costi diretti sanitari e indiretti legati alla perdita di produttività e al carico assistenziale, raggiunge la cifra impressionante di 8 miliardi e mezzo di euro l’anno. Ne consegue che il Parkinson, per impatto sanitario e sociale, si conferma la seconda patologia neurodegenerativa dopo le demenze.
Un’incidenza che cresce con l’età, ma non solo
L’analisi epidemiologica rivela alcune peculiarità demografiche non marginali. La malattia, spiegano gli specialisti della Società italiana di neurologia, risulta più frequente tra gli uomini e, nella metà dei casi diagnosticati, fa la sua comparsa dopo i sessant’anni. Tuttavia, esiste una quota non trascurabile – circa il 10 per cento – di pazienti che ha meno di quarant’anni, un dato che sgretola l’idea del Parkinson come “malattia dei soli anziani”. Se si guarda alla fascia d’età più avanzata, quella degli over 85, si scopre che circa il 4 per cento di loro può esserne affetto; una percentuale apparentemente modesta ma che, rapportata all’invecchiamento progressivo della popolazione, spiega perché l’età rappresenti un fattore di rischio così rilevante.
Palazzi istituzionali e mille edifici nel mondo si tingono di blu
L’adesione alla campagna di sensibilizzazione, quest’anno, ha coinvolto direttamente le più alte istituzioni romane. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Senato della Repubblica hanno dato il loro sostegno illuminando le rispettive facciate: Palazzo Chigi tornerà al suo aspetto abituale a mezzanotte, mentre Palazzo Madama – che si tinge di blu dalle 20 di sabato – spegnerà le luci speciali solo all’una della domenica. Non si tratta, va detto, di un’iniziativa limitata alla capitale. L’elenco degli edifici coinvolti supera il migliaio in tutto il mondo; tra questi, spiccano il municipio di Mirano, quello di Mestre insieme alla Torre Civica, e la facciata di Ca’ Farsetti a Venezia.
Quel riconoscimento dovuto all’impegno di un mestrino
Gran parte della visibilità raggiunta su questo fronte, a livello locale, va attribuita all’instancabile lavoro di Antonino Marra, da oltre un quarto di secolo attivo nell’associazionismo prima a livello nazionale e poi sul territorio. Proprio al suo impegno – e a quello di altri volontari che raramente compaiono nei titoli di cronaca – si deve l’adesione di molti comuni del Veneto alla “illuminazione blu”. E mentre l’Iss avvia una nuova survey per aggiornare le linee guida sulla gestione della patologia, i riflettori si accendono (letteralmente) su una realtà fatta di 300mila storie italiane, senza dimenticare che il Parkinson non è mai solo una questione medica: è anche una questione di risorse, di ricerca e di capacità di tenuta di un intero sistema.




