Montecitorio si illumina di blu per la giornata mondiale del parkinson

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Sabato 11 aprile, in occasione della Giornata mondiale dedicata al morbo di Parkinson, la facciata di Montecitorio cambierà veste cromatica. Dal tramonto fino all’una di notte di domenica 12, la Camera dei deputati aderisce all’iniziativa illuminandosi di blu e proiettando la scritta "Giornata Mondiale del Parkinson" sulla propria facciata. Un gesto simbolico, questo, che rientra in un quadro più ampio di sensibilizzazione volto a richiamare l’attenzione su una patologia neurodegenerativa che, solo in Italia, si stima colpisca circa 250mila persone. La scelta del blu, oltre a essere ormai un tratto distintivo della campagna globale "Spark the night – Accendi la notte" promossa dall’alleanza internazionale Pd Avengers, evoca idealmente la dopamina, quel neurotrasmettitore la cui produzione progressivamente deficitaria nel cervello è alla base dei sintomi motori della malattia.

Un decalogo e un tavolo tecnico per ridisegnare le cure

Alla vigilia dell’appuntamento dell’11 aprile, il presidente della Confederazione Parkinson Italia, Giangi Milesi, ha rivendicato il lavoro svolto presso l’Istituto Superiore di Sanità. È qui, grazie alla collaborazione con Giovanni Vanacore, che si è riusciti a riunire attorno a un tavolo chi le leggi le scrive, chi fa ricerca, chi cura e chi, invece, la malattia la vive ogni giorno sulla propria pelle. Un confronto, descritto da Milesi come particolarmente partecipato, che ha visto seduti insieme il presidente dell’ISS Rocco Bellantone, il ministro della salute Schillaci, la senatrice Murelli e i rappresentanti di AGENAS. L’obiettivo dichiarato, al di là delle mere adesioni formali, era quello di enucleare le vere necessità clinico-assistenziali, sociali ed economiche dei pazienti e dei loro caregiver. Un lavoro che, partendo dalle associazioni (dalla stessa Confederazione all’Associazione Italiana Parkinson fino ai giovani pazienti), punta a programmare interventi concreti. Si parla di riabilitazione, di domiciliarità e di teleservizi, cercando di cucire uno strumento operativo che possa essere applicato alle diverse realtà regionali, collegandosi idealmente al Piano Nazionale Cronicità aggiornato con le riforme del Pnrr sull’assistenza territoriale.

Iniziative dal Nord al Sud tra camminate e luci simboliche

Se a Roma la politica accende i riflettori sul tema, sul territorio le iniziative si moltiplicano per coinvolgere direttamente chi è affetto dal morbo. A Mondovì Carassone, l’associazione "Granda AMA" ha organizzato l’evento "...due passi per il Parkinson". Il ritrovo è fissato per le 14.30 di sabato 11 aprile presso il Centro Anziani, in una sorta di appello al movimento che richiama l’importanza dell’attività fisica come terapia complementare. Più a nord, invece, la città di Trento sceglie la via dell’illuminazione monumentale: la fontana del Nettuno in piazza Duomo si tingerà di blu. Un gesto di vicinanza, spiegano gli organizzatori, non solo ai 250mila pazienti stimati sul territorio nazionale, ma anche a tutti quei familiari che, spesso in silenzio, fanno i conti con la progressione di una malattia che "ruba il movimento". Queste manifestazioni, va ricordato, fanno parte di un movimento globale che vede aderire oltre mille monumenti sparsi per il mondo, tutti accesi della stessa luce per favorire la diagnosi precoce e sostenere la ricerca.

La lotta quotidiana oltre la celebrazione

D’altronde, come hanno raccontato alcuni pazienti in occasione delle iniziative collaterali alla Giornata, l’approccio a questa sindrome è spesso subdolo. "Il Parkinson è entrato nella mia vita come un ladro di appartamenti, senza farsi vedere", ha raccontato Simona Salamina, descrivendo quella progressiva sensazione di pesantezza prima su una spalla, poi su una gamba, fino ad arrivare a una diagnosi che a volte impiega anni a concretizzarsi. Ed è proprio in questa cornice che si inserisce il lavoro portato avanti da chi, come la Confederazione Parkinson Italia, cerca di dare una struttura a quelle che sono le reali lacune del sistema. Non solo farmaci, quindi, ma anche un’attenzione specifica alla formazione degli operatori e alla creazione di una rete che faccia da collante tra le eccellenze cliniche e le periferie. Per chi convive con il morbo, insomma, l’illuminazione di Montecitorio o del Nettuno non è solo uno sfondo suggestivo, ma il tentativo di tenere alta l’attenzione su una malattia cronica per la quale, ancora oggi, il tempo della diagnosi e la qualità dell’assistenza territoriale rappresentano le variabili più importanti.

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