Caso Orlandi, dalle carte emergono le contraddizioni dell'amica indagata
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Redazione Interno
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Un susseguirsi di silenzi e di vuoti di memoria, intervallati da versioni opposte che finiscono per confondere la linea del tempo. È questo, stando a quanto trapela dai nuovi verbali, il filo conduttore delle dichiarazioni rese da Laura Casagrande, l'ex compagna di scuola e di lezioni di musica di Emanuela Orlandi, indagata dalla procura di Roma per false attestazioni al pm. La donna, che nel lontano 1983 fu probabilmente tra le ultime persone a vedere la ragazza prima che svanisse nel nulla, è stata recentemente sentita dagli inquirenti in una veste diversa rispetto al passato, accompagnata dal suo legale, a segnalare un cambiamento di status giudiziario che gli investigatori non considerano affatto marginale. La sua narrazione di quell'ultimo giorno, infatti, sembra essersi progressivamente sfilacciata, sino a dissolversi in una serie di "non so" e "non ricordo" che contrastano platealmente con alcune precedenti ricostruzioni.
Le "vacanze forzate" e i ricordi che svaniscono
Secondo gli atti dell’indagine, la 56enne avrebbe fornito ai magistrati informazioni false, negando con fermezza o affermando di non ricordare circostanze che in epoche passate aveva invece confermato. Un comportamento che, nelle intenzioni degli inquirenti, potrebbe configurarsi come un vero e proprio depistaggio, atto a deviare le indagini o a offuscare particolari che, dopo oltre quattro decenni, conservano una loro pregnanza. La Casagrande, durante un'audizione alla Commissione bicamerale d'inchiesta di quasi due anni fa, arrivò a dichiarare di avere "un vuoto totale" rispetto a quanto letto della sua deposizione originaria, in una frase che ben sintetizza la paradossale amnesia che avvolge i suoi ricordi chiave. Quelle stesse memorie che, in un primo momento, avevano contribuito a tracciare i contorni delle ultime ore di normalità della giovane Orlandi.
Un puzzle i cui tasselli non combaciano
La vicenda che la riguarda non è pertanto da considerarsi un episodio laterale, la semplice storia di un'amica che avrebbe detto una bugia per ragioni mai pienamente chiarite. Si tratta piuttosto di un elemento che, per la sua collocazione temporale e per le sue implicazioni, assume il peso di una tessera fondamentale di un mosaico più ampio e intricato, dove le testimonianze dei coetanei di Emanuela potrebbero nascondere dettagli risolutivi. L'attenzione degli investigatori si è perciò concentrata su queste discrepanze, analizzando ogni divergenza tra le varie versioni fornite nel corso degli anni, nella speranza di scovare, in quelle incongruenze, non già l'errore in buona fede, ma la spia di una conoscenza più profonda e mai del tutto rivelata.
L'ultimo filo di una speranza mai spenta
A distanza di quarantadue anni dalla scomparsa, ogni nuovo sviluppo investigativo riaccende inevitabilmente la caccia alla verità, per quanto sofferta e faticosa. La pista che coinvolge Laura Casagrande rappresenta, in questa lunga e dolorosa ricerca, una delle ultime speranze concrete per riannodare i fili di una storia rimasta irrisolta, tentando di squarciare quel muro di nebbia che continua ad avvolgere il destino della giovane cittadina vaticana. Le indagini, procedendo nel solco delle contraddizioni emerse, puntano a stabilire con certezza se dietro quelle amnesie e quelle smentite si celi soltanto la confusione di una testimone o qualcosa di più sostanziale, capace magari di ridare un volto e un nome a ciò che realmente accadde in quel giugno romano.




