Figc, il caso Malagò infiamma la vigilia della Giunta: i giuristi frenano la difesa dell'autonomia dello sport
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Redazione Sport
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Per una sera Giovanni Malagò ha potuto mettere da parte i cattivi pensieri e godersi la grande Italia vista contro la Turchia. Il presidente della Figc, in tribuna a Bursa accanto al presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, ha assistito a una prestazione che ha definito «una luce in fondo al tunnel», con i giovani azzurri protagonisti di una serata che ha riconciliato l'ambiente con il mondo del calcio. Al ritorno in Italia, però, l'agenda torna a farsi pesante.
Il nodo del tesseramento e i pareri dei giuristi
Il caso che rischia di travolgere la presidenza federale nasce da un dettaglio formale emerso durante la campagna elettorale: il mancato tesseramento di Malagò alla data di presentazione della candidatura, avvenuta lo scorso 22 giugno. Secondo l'articolo 29 dello statuto Figc, possono essere eletti alle cariche federali solo coloro che sono in regola con il tesseramento al momento della candidatura.
Un requisito che, secondo le prime indiscrezioni filtrate dai pareri commissionati dal Coni, sarebbe stato considerato indispensabile dai quattro esperti di diritto sportivo e amministrativo coinvolti dal presidente Luciano Buonfiglio: Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno e Alberto Angeletti. La loro posizione, orientata a sostenere la necessità del tesseramento per la candidabilità, rafforzerebbe la tesi di una violazione formale dell'ordinamento sportivo.
La difesa della Figc e il peso dell'autonomia sportiva
La Federcalcio non è rimasta a guardare e ha raccolto pareri di segno opposto, costruendo una difesa che poggia su due pilastri: da un lato l'elezione con il 68% dei consensi da parte delle componenti federali, dall'altro il principio di autonomia dello sport, che secondo i legali della federazione non può essere calpestato da un'interpretazione meramente formalistica della norma.
Su questo terreno si è inserito anche il presidente della Uefa Aleksander Ceferin, che in un'intervista ha evocato il rischio di conseguenze internazionali, incluso un possibile impatto sull'organizzazione di Euro 2032 in Italia. Una posizione che Buonfiglio ha respinto citando il precedente del commissariamento della Figc nel 2018, quando fu proprio Malagò, allora alla guida del Coni, a firmare il provvedimento straordinario dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio.
La posizione del ministro Abodi e gli equilibri in Giunta
Sul fronte politico, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha respinto con fermezza l'ipotesi che il commissariamento sia una manovra del governo: «Non c'è un tema né personale né politico. Metterla su questo piano è un tentativo di creare confusione della quale il sistema non ha bisogno». Abodi ha poi voluto rassicurare il commissario tecnico Roberto Mancini, il cui lavoro «non è in discussione», sottolineando come giocatori, allenatore e staff non siano condizionati dalla vicenda.
La decisione spetta alla Giunta del Coni, che secondo le indicazioni emerse dovrebbe riunirsi in via straordinaria tra il 6 e il 9 ottobre, subito dopo la conclusione del ciclo di partite della Nazionale. Sul piano degli equilibri interni, un elemento di rilievo riguarda la posizione di Diana Bianchedi: le sue dimissioni dall'incarico di capodelegazione azzurra, eliminando il possibile conflitto di interessi, le consentiranno di partecipare al voto in Giunta, dove sulla carta Malagò può contare su un appoggio in più.
Gli scenari sul tavolo e la battaglia legale
Se la Giunta dovesse bocciare il commissariamento proposto da Buonfiglio, il presidente del Coni sarebbe chiamato a valutare le proprie dimissioni, come da prassi consolidata. In caso contrario, la strada verso nuove elezioni federali si aprirebbe, con un commissario incaricato di traghettare la Figc verso l'assemblea elettorale. Malagò, dal canto suo, non sembra intenzionato a lasciare il campo senza combattere e sarebbe pronto a ricorrere al Collegio di garanzia del Coni, con un possibile passo successivo verso il Tar per ottenere una sospensiva che eviti la paralisi dell'attività federale.
Nel frattempo, il numero uno della Figc sta lavorando per ricucire i rapporti con le componenti del suo governo federale, dopo tre mesi segnati da frizioni e malumori. La partita, insomma, resta apertissima e il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli.
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