Malagò commissario della Figc: la Giunta Coni vota all'unanimità
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Redazione Salute
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Giovanni Malagò è il commissario della Federcalcio. La Giunta esecutiva del Coni ha votato all'unanimità la proposta di commissariamento della Figc con l'incarico affidato allo stesso Malagò, che fino a poche ore prima sedeva sulla poltrona di presidente federale. La decisione è arrivata al termine di una riunione iniziata alle 13 al Foro Italico, preceduta da un incontro tra il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, e lo stesso Malagò, nel quale è stata trovata l'intesa. Garante dell'accordo, secondo quanto filtra, il presidente del Cip Giunio De Sanctis, presente al colloquio.
Il doppio passaggio istituzionale
La procedura prevista dallo statuto del Coni non si esaurisce nella votazione della Giunta. Il testo normativo stabilisce infatti che spetta alla Giunta proporre il commissariamento di una Federazione, mentre la delibera definitiva compete al Consiglio Nazionale. Per questo, subito dopo il via libera dell'esecutivo, il provvedimento è passato all'esame del Consiglio Nazionale straordinario convocato per le 14.
La proposta è stata approvata con quindici voti su quindici aventi diritto al voto: tra gli esclusi dalla votazione figurano lo stesso Malagò, in quanto membro del Cio, e il segretario generale Carlo Mornati. Hanno invece partecipato al voto Elisabet Spina e Diana Bianchedi, la cui presenza era stata al centro di polemiche nelle ore precedenti.
L'origine della vicenda
Il nodo che ha portato al commissariamento riguarda il mancato tesseramento di Malagò alla Figc al momento della sua candidatura alla presidenza federale. Malagò era stato eletto lo scorso 22 giugno con il 68,58 per cento dei consensi, ma il requisito del tesseramento era considerato essenziale per l'eleggibilità. Sulla questione si era pronunciato anche il Collegio di Garanzia dello Sport, investito del ricorso presentato dall'avvocato Renato Miele.
La valutazione sulla gravità della violazione è stata rimessa agli organi competenti del Coni, che hanno ritenuto sussistessero i presupposti per il commissariamento ai sensi dell'articolo 7 dello statuto, che lo prevede in caso di gravi violazioni dell'ordinamento sportivo.
Le nuove elezioni e il ruolo di Malagò
Il commissariamento comporta la decadenza degli organi ordinari di governo della Federcalcio: il presidente e il Consiglio federale cessano le loro funzioni. A Malagò, nella veste di commissario, spetta ora il compito di gestire la Federazione e di condurre il processo che porterà a nuove elezioni. L'assemblea elettiva della Figc dovrà tenersi entro e non oltre il 31 gennaio 2027, come indicato nella delibera approvata dalla Giunta.
La finestra temporale indicata dallo statuto prevedeva un intervallo tra i sessanta e i novanta giorni per arrivare al voto, ma il termine fissato è stato esteso alla fine di gennaio. Lo stesso Malagò, una volta risolto il problema del tesseramento, potrà presentare nuovamente la propria candidatura.
Il quadro politico-istituzionale
La vicenda si inserisce in un contesto di tensione tra il Coni e la Figc che va avanti da settimane, con contrapposizioni che avevano visto il presidente del Comitato olimpico, Luciano Buonfiglio, e il ministro per lo Sport Andrea Abodi su posizioni critiche nei confronti di Malagò. Nei giorni precedenti alla votazione erano circolate notizie relative a un potenziale conflitto di interessi legato al figlio di Buonfiglio, Marco, che secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport lavora per un'agenzia che segue progetti commerciali del Venezia, società di Serie A.
La soluzione del commissariamento con Malagò commissario di se stesso ha rappresentato il punto di mediazione tra gli schieramenti, scongiurando una rottura aperta in seno alla Giunta. Il Quotidiano Sportivo ha definito l'esito «un esercizio difficilissimo di buon senso» che consente allo sport di mantenere la propria autonomia rispetto alla giustizia ordinaria e alla politica, alla Figc di lavorare nel segno della continuità e al Coni di evitare a sua volta il commissariamento.
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