Malagò commissario di se stesso, la Figc riparte dalle macerie
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Redazione Sport
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La Giunta nazionale del Coni ha ratificato all'unanimità il commissariamento della Federcalcio. Il commissario è Giovanni Malagò, lo stesso dirigente che fino a lunedì guidava la Figc e che ora si trova a gestire la transizione verso nuove elezioni alle quali sarà lui stesso il candidato designato. Un cortocircuito istituzionale che ha lasciato sul campo una scia di polemiche e, soprattutto, una serie di nodi irrisolti sul funzionamento della governance sportiva italiana.
Un voto unanime che nasconde una spaccatura
Quindici membri ammessi al voto, nessuno contrario. L'intesa tra Malagò e il presidente del Coni Luciano Buonfiglio è stata raggiunta a Palazzo H dopo un faccia a faccia durato oltre un'ora, con il garante dell'accordo individuato nel presidente del Cip Giunio De Sanctis. Fino a lunedì, però, la stessa Giunta appariva profondamente divisa: i pareri legali commissionati dalle due parti si contraddicevano apertamente.
I giuristi della Figc, tra cui Cassese, Ruperto, Nuzzo e Mattarella, avevano concluso che il mancato tesseramento di Malagò non costituiva una grave violazione dello Statuto e che l'elezione non poteva essere ribaltata. Di segno opposto le valutazioni dei legali del Coni, Scoca, Medugno, Coccia e Angeletti, per i quali il tesseramento rappresentava un requisito essenziale e l'elezione di chi ne era privo risultava invalida.
Il precedente del 2018 e la tessera mai richiesta
La vicenda affonda le radici in una formalità che tale sarebbe dovuta rimanere. Per candidarsi alla presidenza federale lo Statuto della Figc richiede di essere in regola con il tesseramento, un adempimento che Malagò non aveva perfezionato prima dell'assemblea elettiva del 22 giugno 2026, quando venne eletto con il 68,58 per cento dei voti. Renato Miele, terzo incomodo nella corsa alla presidenza, presentò un ricorso contro quella candidatura, dichiarato inammissibile.
La questione sembrava chiusa, ma il caso è riesploso mesi dopo, trasformandosi in un braccio di ferro tra Coni e Figc. Non è la prima volta che Malagò si trova a gestire una federazione in emergenza: nel 2018, dopo il flop della Nazionale ai Mondiali russi, la Giunta Coni nominò Roberto Fabbricini commissario della Figc e questi, il giorno successivo, affidò a Malagò l'incarico di commissario della Lega Serie A.
Il calendario delle elezioni e il peso delle componenti
L'assemblea elettiva della Federcalcio si terrà entro e non oltre il 31 gennaio 2027, anche se lo stesso Malagò ha ipotizzato una data anticipata al 14 dicembre. Il regolamento federale prevede almeno 60 giorni tra la convocazione e l'assemblea, con le candidature da depositare 40 giorni prima e da pubblicare sul sito federale almeno 30 giorni prima del voto. Lo schieramento che sostenne Malagò a giugno resta compatto: la Lega Serie A lo ha proposto e votato, e difficilmente gli negherà il sostegno alla prossima tornata.
Il commissario dovrà però ricucire rapporti che si sono logorati negli ultimi mesi, in particolare con i club di massima serie, divisi sulla scelta del commissario tecnico e sulla tempistica delle decisioni federali.
La posizione di Buonfiglio e le critiche alla gestione
Il presidente del Coni ha motivato la scelta con la volontà di non far pagare a Malagò quello che ha definito un malfunzionamento del sistema. «Per me Malagò è stato vittima di un malfunzionamento e quindi perché doveva pagare lui? Così ho detto: commissariamo la federazione e nominiamo lui commissario». La ricostruzione non ha convinto tutti.
Il giornalista Mimmo Cugini, intervenuto a TMW Radio, ha definito la vicenda gestita «in maniera fantozziana», aggiungendo che «il presidente del Coni che decide di commissariare la Figc mettendo a capo di nuovo lo stesso Malagò è assurdo».
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