Figc, elezioni il 14 dicembre: Malagò commissario e pronto a ricandidarsi

Figc, elezioni il 14 dicembre: Malagò commissario e pronto a ricandidarsi
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SPORT Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Sport Redazione Sport   -   Giovanni Malagò ha annunciato che le nuove elezioni per la presidenza della Figc saranno convocate per il prossimo 14 dicembre. Lo ha dichiarato al termine del Consiglio Nazionale del Coni che, con voto unanime, ha ratificato la sua nomina a commissario della Federcalcio, incarico che gli è stato affidato per accompagnare la federazione verso il rinnovo delle cariche dopo la complessa vicenda legata al suo tesseramento.

L’ex numero uno del Coni, eletto presidente della Figc lo scorso 22 giugno con il 68,58% dei voti, ha lasciato intendere in modo chiaro di essere pronto a ricandidarsi, delineando così una possibile rielezione a distanza di pochi mesi dalla sua prima investitura.

Il nodo del tesseramento e la decisione del Coni

La vicenda che ha portato al commissariamento ruota attorno all’articolo 29 dello statuto federale, che impone ai candidati alle cariche federali di essere in regola con il tesseramento alla data della candidatura. La Figc aveva sostenuto che la norma non richiedesse un tesseramento già perfezionato, mentre la Procura generale dello Sport ha ritenuto il requisito indispensabile e preventivo, aprendo un contenzioso che è infine approdato al Coni.

Il presidente Luciano Buonfiglio, dopo un incontro con Malagò, ha spiegato di aver proposto il commissariamento per evitare che una persona in buona fede pagasse per un malfunzionamento altrui. La Giunta nazionale ha approvato la delibera all’unanimità con quindici voti su quindici, seguita dalla ratifica del Consiglio Nazionale.

Le ragioni di Buonfiglio e la linea del buon senso

«Per me Malagò è vittima di un malfunzionamento e quindi perché doveva pagare lui? Così ho detto: commissariamo la federazione e nominiamo lui commissario», ha dichiarato Buonfiglio, spiegando di aver scelto l’ex presidente del Coni per il curriculum e per dare continuità al cammino della Nazionale in vista dei prossimi impegni. Il numero uno del Coni ha rivendicato il rispetto delle regole come principio guida della decisione, aggiungendo che si è trattato di una soluzione per ricondurre l’autonomia dello sport italiano all’interno dello sport italiano stesso.

Malagò ha definito la vicenda «triste e imbarazzante» e ha parlato di una «vittoria del buonsenso e della logica delle cose», precisando di aver accettato l’incarico per amore dello sport e del Coni, per rispetto dei colleghi e per evitare spaccature e imbarazzi.

Il calendario elettorale e il mandato del commissario

Il Consiglio Nazionale ha stabilito che l’assemblea elettiva della Federcalcio dovrà tenersi entro e non oltre il 31 gennaio 2027, ma Malagò ha spiegato di voler accelerare i tempi per non perdere altro tempo. La prima data utile sarebbe il 7 dicembre, ma la presenza del ponte e la disponibilità dei calciatori, che possono votare solo di lunedì, hanno portato a individuare nel 14 dicembre la giornata più fattibile per le urne. Il neo commissario ha precisato che il suo mandato sarà caratterizzato dall’assenza di un vice, circostanza che lo responsabilizza ulteriormente.

Tra i suoi primi impegni internazionali figura un incontro a Berlino con la Uefa, occasione per rappresentare il calcio italiano ai massimi livelli europei.

Le critiche di Cugini: «Situazione gestita in maniera fantozziana»

La soluzione adottata non ha mancato di suscitare perplessità. Il giornalista Mimmo Cugini, intervenuto ai microfoni di TMW Radio, ha commentato la nomina con parole nette: «Mi viene da ridere, siamo su Scherzi a parte? Chissà cosa pensano gli altri Paesi di come gestiamo certi incarichi importanti». Pur riconoscendo che Malagò fosse il candidato migliore per guidare la Figc, Cugini ha criticato le modalità dell’operazione, sostenendo che il commissario finirà per essere «commissario di se stesso».

Il giornalista ha parlato di «una toppa a una voragine» e ha aggiunto che ci si aspettava che a certe parole seguissero azioni coerenti, definendo la gestione complessiva della vicenda in maniera fantozziana.

Precedenti storici e quadro federale

Nella sua lunga storia, la Figc si è trovata più volte a fare i conti con la figura del commissario straordinario. Nel 2018 Roberto Fabbricini fu chiamato dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio, in seguito alla mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale in Russia. Prima ancora, nel 2006, il giurista Guido Rossi gestì il caos successivo a Calciopoli, mentre nel 2000 fu Gianni Petrucci a ricoprire l’incarico.

Il commissariamento del 2026 si inserisce dunque in una tradizione federale che periodicamente ricorre a questa soluzione per traghettare l’ente verso nuove elezioni, con la differenza che in questo caso il commissario è la stessa persona che era stata eletta presidente pochi mesi prima e che ora punta a riconquistare la carica per via elettorale.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.