Ancelotti a processo per frode fiscale: "Non ho mai voluto evadere, tutto mi sembrava regolare"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Carlo Ancelotti, allenatore del Real Madrid, ha dichiarato la propria innocenza davanti al tribunale provinciale di Madrid, dove è imputato per presunta frode fiscale legata alla gestione dei diritti di immagine durante il suo primo mandato sulla panchina dei Merengues, tra il 2013 e il 2015. "Non ho mai pensato di frodare il fisco – ha affermato con tono fermo – e non mi sono reso conto che qualcosa non fosse corretto". Le sue parole, riportate dall’agenzia Efe, arrivano mentre la Procura spagnola gli contesta un’evasione di 1.062.079 euro, chiedendo per lui quattro anni e nove mesi di reclusione, oltre a una multa di 3,1 milioni.

Il tecnico, che oggi guida nuovamente il club madrileno, ha spiegato di essersi limitato a firmare i contratti senza approfondire gli aspetti fiscali, concentrandosi unicamente sulla cifra netta pattuita: "Volevo solo ottenere i sei milioni netti per tre anni – ha precisato – e non ho mai notato irregolarità". Una posizione che, se confermata, potrebbe ridimensionare le accuse, sebbene la magistratura sostenga che Ancelotti abbia omesso di dichiarare redditi derivanti dallo sfruttamento della sua immagine, trasferiti a una società esterna.

Il processo, seguito con attenzione dai media spagnoli, rientra in un più ampio contesto di indagini sul fisco che in passato hanno coinvolto altri calciatori e allenatori, tra cui Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Ancelotti, però, si è presentato in aula mostrando sicurezza: "Sono qui per dimostrare la mia innocenza – ha detto prima dell’udienza – e sono tranquillo". La difesa, dal canto suo, insiste sull’assenza di dolo, sottolineando che il tecnico si è sempre affidato a consulenti e legali per la gestione finanziaria.

La vicenda risale a un decennio fa, quando l’allenatore, appena approdato in Spagna dopo l’esperienza al Paris Saint-Germain, firmò un accordo con il Real Madrid che includeva, oltre allo stipendio, anche i compensi per i diritti di immagine. Secondo l’accusa, però, una parte di quei proventi sarebbe stata occultata attraverso una struttura societaria con sede all’estero, evitando così il pagamento delle imposte dovute.

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