Ancelotti in tribunale per frode fiscale: "Non sapevo, mi fidavo dei consulenti"
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Redazione Sport
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Carlo Ancelotti, oggi in aula al tribunale provinciale di Madrid, ha negato ogni intenzione di frodare il fisco spagnolo, sostenendo di essersi affidato ai suoi consulenti e di non aver mai dubitato della regolarità delle operazioni. L’allenatore del Real Madrid, accusato di evasione fiscale per oltre un milione di euro tra il 2014 e il 2015, ha ribadito la sua estraneità alle accuse, spiegando di aver negoziato uno stipendio netto senza occuparsi personalmente dei dettagli fiscali.
"Volevo solo sei milioni netti per tre anni", ha dichiarato Ancelotti, riferendosi al contratto firmato durante il suo primo mandato sulla panchina dei blancos. "Quando il club mi propose la cessione dei diritti d’immagine, consultai il mio commercialista inglese e poi non ci pensai più". Una linea difensiva che punta a scaricare le responsabilità su chi, a suo dire, avrebbe dovuto vigilare sugli adempimenti legali.
La procura madrilena, però, contesta che l’ex tecnico del Milan e del Chelsea abbia omesso di dichiarare i redditi derivanti dall’uso della sua immagine, attribuendoli a una società estera per eludere il fisco. Una pratica che, se dimostrata, configurerebbe un reato perseguibile penalmente. Ancelotti, però, non è il primo vip del calcio spagnolo a finire sotto inchiesta per questioni fiscali: in passato, anche giocatori come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo hanno affrontato procedimenti simili, risolti per lo più con sanzioni pecuniarie.
Davanti ai giudici, l’allenatore ha mantenuto un tono sereno. "Se sono preoccupato? No, ho fiducia nella mia innocenza", ha detto all’arrivo in tribunale. Ma le sue parole in aula lasciano trasparire un’ammissione indiretta: "Ora che sono qui, capisco che forse non tutto era in regola". Un dettaglio che potrebbe pesare, anche se finora nessun altro imputato di rilievo nel calcio iberico ha scontato pene detentive per casi analoghi.




