Il giallo dei dieci scienziati: l’Fbi indaga tra morte e sparizioni, Trump promette verità

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dieci esperti, forse undici se si include un precedente del 2022, scomparsi nel nulla o trovati senza vita in circostanze che solo i detective più scettici potrebbero definire “normali”. È questo il dossier esplosivo che, nell’arco degli ultimi tre anni (e precisamente tra il 2023 e il 2026), è approdato sulla scrivania della Casa Bianca, innescando una reazione a catena che ha portato l’amministrazione a mobilitare il Federal Bureau of Investigation. La particolarità, che trasforma una statistica banale in un caso di stato, risiede nei profili delle vittime: si tratta quasi esclusivamente di menti eccelse impiegate in programmi di sicurezza nazionale, spaziando dalla tecnologia nucleare all’ingegneria aerospaziale, fino ai laboratori di ricerca più avanzati come il Jet Propulsion Laboratory e il Los Alamos National Laboratory.

La svolta dell’Fbi e la replica del presidente

La presa di posizione di Donald Trump, che ormai da più di un anno siede nuovamente alla Casa Bianca, ha fatto compiere un salto di qualità alla vicenda. “Ho appena finito una riunione su questo argomento, quindi è roba piuttosto seria”, ha dichiarato il presidente ai giornalisti di Fox News, rivelando che l’esecutivo non intende archiviare la pratica come una semplice serie di coincidenze. “Speriamo lo sia [una coincidenza], ma lo sapremo nella prossima settimana e mezza”, ha aggiunto, gettando così le basi per una deadline informale entro la quale gli inquirenti dovranno fornire le prime risposte. L’Fbi, come confermato dalla portavoce Karoline Leavitt, è stata incaricata di passare al setaccio ogni minimo dettaglio: “Non lasceremo nulla di intentato”, ha promesso Leavitt, specificando che l’obiettivo è identificare eventuali anomalie o fili conduttori che possano collegare questi episodi.

I casi che hanno riacceso i riflettori

A catalizzare l’attenzione mediatica è stata, nelle ultime settimane, la scomparsa del generale in pensione dell’Aeronautica William Neil McCasland. L’uomo, che in carriera aveva diretto laboratori di ricerca di altissimo profilo alla base di Kirtland e Wright-Patterson, è letteralmente svanito nel nulla dalla sua abitazione in New Mexico lo scorso febbraio, uscendo senza cellulare né portafogli e portando con sé soltanto un’arma. Tuttavia, il suo è solo l’ultimo di una lunga scia. L’elenco stilato dalle autorità include la ricercatrice Monica Jacinto Reza, impegnata nello sviluppo di leghe speciali per razzi, e Steven Garcia, un esperto di sicurezza per programmi nucleari, entrambi dileguatisi durante escursioni. Non mancano i decessi violenti: il fisico nucleare del Mit Nuno Loureiro, ucciso da un colpo d’arma da fuoco nella sua abitazione in Massachusetts, e l’astrofisico Carl Grillmair, trovato morto in California in circostanze altrettanto drammatiche.

L’ombra del complotto e l’inchiesta tecnica

Sebbene la narrazione pubblica sia stata rapidamente colonizzata da teorie del complotto (soprattutto dopo che alcuni tabloid hanno collegato i casi a presunti studi su fenomeni anomali o “tecnologie antigravitazionali”), l’approccio della Casa Bianca rimane, sulla carta, rigidamente fattuale. Alcuni investigatori, come ex funzionari dell’Fbi interpellati dalla stampa, hanno ipotizzato l’intervento di “potenze straniere” intenzionate a impossessarsi dei segreti tecnologici americani, ipotizzando rapimenti o azioni di intelligence ostili. Al contrario, figure di spicco del mondo accademico come il fisico di Harvard Avi Loeb invitano alla prudenza, sottolineando come, al momento, manchi un “denominatore comune” solido per sostenere la tesi di un attacco coordinato. Per ora, gli investigatori si limitano a verificare i dettagli più tecnici: i periodi temporali, le eventuali fughe di notizie pregresse e gli accessi ai database riservati delle dieci – o undici – persone coinvolte.

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