Yekaterina Chudnovsky, la donna che eredita il trono (e il tabù) di OnlyFans
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Redazione Economia
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MILANO – Yekaterina Chudnovsky ama definirsi una filantropa. Di origini ucraine, madre di quattro bambini, nelle rare interviste concesse parla con trasporto del suo impegno nella ricerca contro il cancro e della sua professione di avvocata per una società tecnologica globale. Della pornografia, nelle sue biografie online, non c’è traccia. Eppure, sarà proprio lei, ora, a dettare le sorti della piattaforma che ha rivoluzionato il mercato dei contenuti per adulti, quella macchina da soldi da 5,5 miliardi di dollari che il marito, Leonid Radvinsky, aveva trasformato in un fenomeno globale prima che un tumore aggressivo lo portasse via a soli 43 anni.
L’eredità silenziosa di un impero costruito sui corpi
La morte di Radvinsky, avvenuta dopo una lunga battaglia contro il cancro, ha gettato una luce improvvisa su un meccanismo economico tanto lucido quanto opaco. Lui, che aveva costruito la sua fortuna iniziale con altri siti per adulti, aveva capito prima di altri il potenziale della pandemia: trasformare l’intrattenimento esplicito in un’esperienza “casalinga”, accessibile tramite un modello pay-per-view che tagliava fuori i vecchi intermediari dell’industria del cinema per adulti. Il risultato è stato un colosso con sede a Londra che, con appena 42 dipendenti, è riuscito a incassare 72 miliardi di dollari nel solo 2024, trattenendo per sé il 20% dei guadagni di circa 4 milioni di creatori sparsi per il mondo. Radvinsky, un uomo che non ha mai rilasciato un’intervista e di cui esiste una sola fotografia pubblica, era riuscito a rimanere nell’ombra mentre la sua azienda diventava un fenomeno di massa.
La signora della filantropia e il peso del “denaro sporco”
La situazione in cui si trova ora Chudnovsky è paradossale. Il suo profilo pubblico, costruito con cura attorno a valori come la solidarietà e la famiglia, si scontra frontalmente con la natura del business ereditato. Attraverso un trust familiare, costituito già nel 2024 quando la malattia del marito si è aggravata, la donna detiene ora il controllo di una società che critici come Gail Dines, fondatrice di Culture Reframed, non hanno esitato a definire “la più ricca catena di magnati della storia”. Non si tratta solo di una questione di immagine: il destino di OnlyFans dipende dalla capacità di navigare in un settore osteggiato dalle banche tradizionali, che vedono nell’adult entertainment un rischio reputazionale difficile da gestire. Radvinsky aveva già tentato una svolta “safe for work” nel 2021, salvo fare marcia indietro in pochi giorni dopo la rivolta degli stessi creatori; un episodio che dimostra quanto la piattaforma sia, di fatto, ostaggio del suo stesso modello.
L’incognita della cessione e il futuro dei creatori
Prima della sua scomparsa, Radvinsky stava trattando la vendita di una partecipazione di maggioranza con il fondo di investimento Architect Capital, con sede a San Francisco, in un’operazione che avrebbe valutato il sito circa 5,5 miliardi di dollari. La morte del fondatore complica inevitabilmente questi negoziati, lasciando la parola ai trustee del fondo e, di fatto, a Chudnovsky. Sarà lei a decidere se procedere con la dismissione, incassando il capitale ma allontanandosi definitivamente dal business, o se mantenere il controllo tentando di proseguire quel delicato percorso di “pulizia” dell’immagine che il marito aveva avviato. Una scelta che avrà conseguenze concrete sulle vite dei milioni di utenti che sulla piattaforma hanno costruito una fonte di reddito, spesso principale, in un ecosistema digitale dove la dipendenza dalla struttura tecnologica è totale.
La dichiarazione ufficiale diffusa da OnlyFans dopo il decesso si è limitata a esprimere cordoglio, chiedendo rispetto per la privacy della famiglia. Per ora, Chudnovsky mantiene il silenzio, un silenzio che pesa come un macigno su un’azienda abituata a muoversi nell’ombra ma che ora, proprio per la sua natura di “macchina da soldi”, si trova sotto i riflettori più scomodi: quelli di un’eredità che non è solo finanziaria, ma anche profondamente morale.




