Il signor Orazio, il libro e il palco: come un 69enne ha avvicinato la Meloni al Parenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’era una certa attesa, venerdì sera al teatro Franco Parenti di Milano, per l’intervento di Giorgia Meloni, organizzato da Fratelli d’Italia in vista del referendum sulla giustizia. Quello che nessuno si aspettava, e che ha spiazzato non poco la presidente del Consiglio, è stato il momento immediatamente precedente il suo discorso, quando un uomo, con naturalezza e senza che nessuno lo fermasse, è semplicemente salito sul palco e le si è avvicinato. Quell’uomo, come poi è emerso chiaramente, è Orazio Maurizio Musumeci, un 69enne di origini catanesi ma residente a Mezzanino, in provincia di Pavia, e la sua azione, lungi dall’essere improvvisata, è stata il culmine di una personale e peculiare battaglia istituzionale. L’episodio, destinato a far discutere per giorni, ha messo in luce non solo la determinazione di un singolo individuo, ma anche, inevitabilmente, interrogativi sulla catena di controlli in un contesto affollato da autorità e forze dell’ordine.

Musumeci, che non ha alcuna parentela con il ministro Nello Musumeci, ha raccontato nei dettagli la sua “impresa” attraverso i propri canali social, in particolare in un post su Facebook che ricostruisce la dinamica con disarmante semplicità. La sua versione, che sa di resoconto metodico, spiega come abbia raggiunto il teatro dal portone principale, per poi mescolarsi alla folla in attesa. Nel racconto, l’ex funzionario bancario descrive di essersi posizionato in prossimità del palco, dalla parte opposta a quella da cui sarebbe salita la premier, attendendo il momento opportuno. È a quel punto, ha dichiarato, di aver chiesto a un imponente addetto alla sicurezza, cortesemente, di spostarsi per consentirgli di salire, e quello, forse tratto in inganno dalla sicurezza nei modi o dall’abbigliamento, gli ha aperto il varco. Prima ancora di questo gesto, però, Musumeci sostiene di aver avuto modo di salutare, con garbo e rispetto, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, un dettaglio che aggiunge un ulteriore strato di surrealtà alla vicenda, pensare che un estraneo abbia potuto avvicinare un membro del governo senza destare alcun allarme.

La teoria del settennato nullo e l’incontro con la premier

Il gesto di Musumeci non era fine a se stesso, né tantomeno un banale tentativo di apparire. Nelle mani stringeva una copia del suo libro, “Il 13esimo presidente”, un saggio autoprodotto che racchiude il nucleo del suo pensiero e della sua ossessione: la tesi secondo cui il mandato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarebbe da considerarsi nullo. Salito sul palco, dopo essersi presentato alla Meloni, le ha consegnato il volume e, con il microfono già acceso che ha catturato l’intero scambio, ha pronunciato la frase che ha fatto il giro del web: “Aspetto le dimissioni di Mattarella”. La presidente del Consiglio, visibilmente sorpresa e con un’espressione interrogativa, ha ricambiato il saluto e ringraziato, per poi voltarsi e aprire le braccia in un gesto di sconcerto rivolto alla platea, prima di sistemarsi i capelli e iniziare il suo intervento programmato. L’uomo, nel frattempo, era già sceso dal palco ed era stato avvicinato circa mezz’ora dopo dagli agenti della Digos, che lo hanno identificato e portato in una stanza per i controlli di rito, senza che per lui scattassero conseguenze penali immediate.

La figura di Orazio Maurizio Musumeci, per chi si occupa di storie minori ma significative del panorama politico italiano, non è del tutto nuova. Già nel 2013, in occasione delle votazioni per il Quirinale, il suo nome era circolato per una singolare auto-candidatura alla presidenza della Repubblica, un’iniziativa che era stata archiviata più come una curiosità che come una reale ambizione politica. Sul suo profilo Facebook, del resto, Musumeci non lesina auto-attribuzioni di titoli altisonanti e improbabili, definendosi, tra le altre cose, “onorevole” pur non essendo mai stato eletto in Parlamento, o “direttore generale Enel” e “amministratore non delegato tecnico dello Stato”. Questa narrazione di sé, che mescola frustrazioni personali – ha raccontato di aver subito per anni mobbing e vessazioni lavorative, perdendo famiglia e casa – e una personale rilettura delle norme costituzionali, lo ha portato a elaborare quella che lui stesso considera una missione, un messaggio da consegnare direttamente ai vertici dello Stato.

L’annuncio social e i 15 minuti di celebrità

Ciò che rende l’episodio ancora più singolare è la circostanza che Musumeci non aveva affatto nascosto le sue intenzioni. Nelle ore precedenti all’evento milanese, aveva pubblicato sui suoi profili social un video in cui annunciava la sua partenza per Milano e, testualmente, parlava di un “faccia a faccia” con l’onorevole Meloni, promettendo una “sorpresa”. Un avvertimento pubblico, lanciato in rete, che evidentemente non è stato intercettato o non è stato ritenuto credibile da chi si occupa di proteggere la sicurezza della presidente del Consiglio in occasione di uscite pubbliche. Il teatro, del resto, era gremito di autorità, parlamentari e simpatizzanti, e la presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa e di diversi ministri avrebbe dovuto far presupporre un livello di attenzione massimo. Eppure, come racconta lo stesso protagonista, è bastato mettersi in fila dietro al nastro scorrevole e attendere il varco giusto per raggiungere il palco, un’ascesa che definire “facilitata” sarebbe quasi un eufemismo, considerando che, come hanno notato alcuni commentatori, persino diversi deputati presenti non erano riusciti ad avvicinare la presidente del Consiglio quanto invece ha fatto il signor Orazio.

Il suo momento di notorietà, quei classici “quindici minuti di celebrità” di warholiana memoria, si è consumato così, tra il lampo dei flash e la presa d’atto della premier che, seppur perplessa, ha accettato il libro. Musumeci, nelle interviste rilasciate successivamente, ha mostrato una certa soddisfazione per aver compiuto il gesto, pur rammaricandosi per eventuali ripercussioni disciplinari sugli agenti che non lo hanno fermato. Ha ribadito la sua estraneità agli schieramenti politici tradizionali, dichiarandosi né di destra né di sinistra, ma un semplice cittadino che, dopo anni di battaglie legali e personali, ha deciso di portare la sua istanza direttamente al cospetto del potere esecutivo. E mentre il suo nome diventava trend sui social e materia di dibattito nei talk show, Orazio Maurizio Musumeci, con il suo libro in mano e la sua teoria del “13esimo presidente”, era già tornato nell’ombra, lasciando dietro di sé un lungo strascico di domande sulla facilità con cui si possa varcare una linea, quella che separa il cittadino comune dal palco della politica, che si presume invalicabile.

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