Il libro e la stretta di mano: chi è Orazio Musumeci, il 64enne che ha raggiunto la Meloni sul palco del Parenti
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Redazione Interno
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Un uomo sale sul palco, stringe la mano alla presidente del Consiglio e le consegna una copia del suo libro, un saggio autoprodotto che ruota attorno alla figura del capo dello Stato; poi, con naturalezza, le dice di attendere le dimissioni di Sergio Mattarella e si allontana tra la folla, lasciando la platea e la stessa premier in uno stato di evidente, quanto comprensibile, stupore. È accaduto giovedì sera al teatro Franco Parenti di Milano, dove Giorgia Meloni stava per intervenire a un comizio organizzato dalla maggioranza a sostegno del sì al referendum sulla giustizia, in programma per il 22 e 23 marzo, e dove un folto schieramento di forze dell'ordine avrebbe dovuto garantire la massima sicurezza.
Il protagonista di questo singolare fuori programma, un episodio che mescola cronaca, politica e una personale battaglia contro le istituzioni, si chiama Orazio Maurizio Musumeci, un 64enne di origini catanesi ma residente a Mezzanino, in provincia di Pavia. Ex funzionario bancario, come lui stesso ama ricordare, Musumeci non è uno sconosciuto per chi frequenta le cronache politiche minori: nel 2013 si auto-propose, senza alcun riscontro, come candidato alla Presidenza della Repubblica e da allora non ha mai smesso di rivendicare un ruolo che sente di dover ricoprire, quello di una sorta di difensore solitario della Costituzione violata.
La sua biografia sui social network, del resto, è un caleidoscopio di autodefinizioni improbabili e titoli auto-attribuiti, che spaziano da "direttore generale Enel" ad "amministratore non delegato tecnico dello Stato superpartes", passando per un "onorevole" mai sancito da alcuna elezione popolare. Titoli che rivelano, più che una mera vanità, la costruzione di un'identità parallela, quella di un "One-Man Think Tank" metodico e determinato, convinto di avere la soluzione per i mali della nazione e di doverla comunicare direttamente ai vertici dello Stato, come ha poi spiegato in un lungo racconto pubblicato sui suoi profili social all'indomani del blitz.
La dinamica dell'incursione e il racconto dell'uomo
Il racconto che Musumeci stesso ha affidato a Facebook getta una luce quasi surreale sulla vicenda, descrivendo l'accaduto con la pacatezza di chi ha eseguito un piano perfettamente riuscito. "Mi hanno chiesto come ho fatto a salire sul palco: semplicissimo, sono entrato dal portone principale", ha scritto, smentendo la narrazione di un'elusione spettacolare dei controlli per descrivere invece un percorso lineare, quasi banale. Dopo aver varcato l'ingresso, ha atteso l'apertura della porta del salone e si è messo in fila dietro il nastro scorrevole, mescolandosi al pubblico e alle autorità presenti; in quel crogiolo di persone, ha avuto modo di salutare "con garbo e rispetto" il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il quale, a suo dire, lo avrebbe riconosciuto per aver letto alcuni suoi esposti.
Il momento clou è arrivato con l'ingresso della premier: mentre Meloni saliva dal lato sinistro del palco, Musumeci, posizionato a destra, ha chiesto a un "omone imponente della sicurezza" di spostarsi per consentirgli di salire, e l'addetto, senza chiedere documenti o porre domande, ha obbedito, cedendo il passo. In pochi istanti, l'ex bancario si è ritrovato faccia a faccia con la presidente del Consiglio, le ha stretto la mano, le ha donato una copia de "Il tredicesimo presidente" e, guardandola negli occhi, ha pronunciato la frase che ha fatto il giro del web: "Aspetto le dimissioni di Mattarella". Poi, con la stessa calma con cui era arrivato, si è allontanato, lasciando Meloni interdetta e con le braccia aperte in un gesto di smarrimento, mentre nessuno tra gli agenti di scorta interveniva per fermarlo.
Le teorie di un visionario e il lungo contenzioso con lo Stato
Dietro il gesto plateale, che molti hanno letto come una clamorosa falla nella sicurezza della presidente, si cela un disagio personale profondo e una visione politica radicale che Musumeci coltiva da anni. L'uomo, che vive in condizioni economiche precarie dopo aver perso lavoro, casa e famiglia, dice di aver subito per ventidue anni mobbing e vessazioni, e di essersi visto "annientare" l'ultimo ricorso di merito nel febbraio del 2025 da un provvedimento della procura di Roma. Da queste presunte ingiustizie subite, che lo hanno portato a vivere "ripartendo dalla strada", è nata la sua personale crociata: la teoria, esposta nel suo libro autopubblicato su Amazon, secondo cui il settennato di Mattarella sarebbe nullo e la sua rielezione un atto illegittimo, un attentato alla Costituzione che richiederebbe le dimissioni immediate del capo dello Stato e un azzeramento istituzionale.
Per sostenere questa tesi, e per portare avanti quella che definisce una ricerca di giustizia, Musumeci ha presentato quindici giorni fa un nuovo esposto alla procura di Pavia e continua a utilizzare ogni occasione pubblica per farsi sentire, come quando giovedì ha annunciato sui social di voler fare una "sorpresa" a Meloni, un "faccia a faccia" che puntualmente è avvenuto. Il suo libro, "Il tredicesimo presidente", che lui considera provocatorio e che ha scritto nella convinzione di poter essere lui stesso una figura di riferimento per la nazione, è diventato così il veicolo fisico di un messaggio politico che, al di là della sua bizzarria, ha sollevato interrogativi non solo sulla tenuta dei protocolli di sicurezza, ma anche sulla facilità con cui un cittadino determinato possa trasformare un comizio di partito in una inaspettata tribuna personale.
Description: Chi è Orazio Musumeci, l'uomo che ha raggiunto Meloni sul palco a Milano consegnandole un libro e chiedendo le dimissioni di Mattarella. La dinamica e le sue teorie.




